Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha negato agli Stati Uniti l'utilizzo della base Nato di Sigonella in Sicilia.
La notizia è stata diffusa solo questa mattina in esclusiva dal Corriere della Sera, ma i fatti risalirebbero alla serata di venerdì 27 marzo.
Nella tarda mattinata è arrivata la conferma di Palazzo Chigi con una nota in cui si spiega che "l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere."
L’uso delle basi militari Nato in Italia da parte degli Stati Uniti è regolato da accordi precisi: tali installazioni possono essere impiegate liberamente per attività logistiche, di supporto, addestramento e cooperazione. Diverso è il caso delle operazioni militari offensive, per le quali è necessaria un’autorizzazione esplicita del governo italiano.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ai ministri Crosetto e Tajani, aveva già chiarito che eventuali richieste di questo tipo sarebbero state oggetto di una valutazione politica condivisa, coinvolgendo anche il Parlamento.
Ecco allora qual è stata la richiesta del governo americano e perché Palazzo Chigi ha detto no.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i fatti risalirebbero alla serata di venerdì, quando il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, sarebbe stato informato dallo Stato maggiore dell'Aeronautica del piano di volo di alcuni aerei Usa, che prevedeva un atterraggio intermedio a Sigonella, prima di ripartire per il Medio Oriente.
Secondo quanto riportato dall'ANSA, che cita fonti informate, si sarebbe trattato di bombardieri. Per l'atterraggio non sarebbe stata richiesta nessuna autorizzazione ai vertici militari italiani e il piano sarebbe stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo.
Il generale Portolano avrebbe quindi immediatamente informato il ministro della Difesa che a seguito delle verifiche effettuate avrebbe negato l'autorizzazione per l'atterraggio. Dai controlli, infatti, sarebbe emerso che i voli in questione non erano logistici o di supporto — gli unici consentiti senza particolari autorizzazioni — bensì operativi.
Il generale Portolano avrebbe quindi trasmesso al comando statunitense la decisione italiana: nessuna autorizzazione, sia per l’assenza di una richiesta formale, sia per la natura non conforme della missione rispetto agli accordi vigenti.
La motivazione del rifiuto è, in primo luogo, giuridica. Gli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti non prevedono un utilizzo automatico delle basi per operazioni militari offensive. Ogni attività che esuli dal supporto logistico richiede un passaggio politico e diplomatico formale.
Tuttavia, la scelta del governo non può essere letta solo in chiave normativa. Le implicazioni politiche e strategiche sono infatti ancora più rilevanti.
Concedere l’uso di Sigonella per un’operazione potenzialmente diretta contro l’Iran avrebbe comportato diverse conseguenze. Anche in assenza di una partecipazione diretta, Teheran avrebbe potuto considerare l’Italia come parte attiva dell’operazione con una serie di rischi per la sicurezza nazionale.
Attualmente solo il Regno Unito ha concesso a Donald Trump l'uso delle proprie basi.
Un ulteriore elemento centrale della vicenda è che, secondo quanto emerso, non sarebbe mai arrivata una richiesta ufficiale da parte degli Stati Uniti per l’utilizzo della base di Sigonella.
Questo aspetto ha reso ancora più netta la posizione italiana: senza un passaggio formale e senza una valutazione politica preventiva, non esistevano le condizioni per autorizzare l’operazione.
Come sottolineato anche nella nota del governo:
"La linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Il Governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale."
Nella nota si chiarisce anche non si registrano "criticità né frizioni con i partner internazionali" e che i rapporti con gli Stati Uniti sono "solidi e improntati a una piena e leale collaborazione."
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