Si fa un gran parlare di Keisuke Honda nelle ultime ore. Il motivo è uno di quelli che spiazzano: l’ex trequartista del AC Milan, a un passo dai 40 anni (li compirà a giugno), ha firmato per un club della Premier League… di Singapore.
Una notizia che ha rapidamente fatto il giro del web, riportando sotto i riflettori un giocatore che, dopo l’esperienza in Serie A, è uscito dai radar del grande calcio europeo. Eppure Honda non ha mai davvero smesso: ha semplicemente cambiato scenario, diventando uno dei calciatori più “globali” della sua generazione.
Vediamo quindi perché oggi si torna a parlare di lui e, soprattutto, che fine ha fatto dopo il Milan.
Dopo l’addio al Milan nel giugno 2017, Honda ha intrapreso un percorso lontano dalle grandi leghe europee, costruendo una carriera internazionale fatta di esperienze brevi ma significative.
Il primo passaggio è stato al Pachuca, in Messico, dove nella stagione 2017/18 ha collezionato 36 presenze, 13 gol e 6 assist, numeri importanti per un centrocampista offensivo. Successivamente si è trasferito al Melbourne Victory, in Australia, chiudendo con 28 presenze e 8 reti, confermandosi ancora decisivo.
Nel 2019 ha firmato per il Vitesse in Olanda, ma l’esperienza è durata pochissimo: appena 4 presenze, prima di una nuova partenza. Più significativa la parentesi al Botafogo, in Brasile, dove tra il 2020 e il 2021 ha messo insieme 27 presenze e 3 gol, diventando anche uno dei giocatori più mediatici del club.
L’ultima tappa da professionista “continuativo” è stata al Neftçi Baku, in Azerbaijan, con cui ha vinto il campionato, contribuendo con 7 presenze e 2 gol nella stagione 2020/21.
Parallelamente, Honda ha ricoperto un ruolo unico: dal 2018 al 2023 è stato commissario tecnico della nazionale della Cambogia, guidandola in competizioni ufficiali mentre era ancora in attività. Oggi, stagione calcistica 2025/26, firma con il Jurong FC.
Il passaggio al Milan nel gennaio 2014, a parametro zero dal CSKA Mosca, fu accompagnato da grande entusiasmo. Honda arrivava con uno status internazionale consolidato: in Russia aveva totalizzato 124 presenze e 28 gol, vincendo campionati e mettendosi in luce anche in Champions League.
In rossonero, però, il rendimento è stato più altalenante. Tra il 2014 e il 2017 ha collezionato 92 presenze ufficiali, 11 gol segnati, 14 assist e una media di circa 0,12 gol a partita.
La stagione migliore è stata la 2014/15, con 6 reti in Serie A, mentre negli anni successivi il suo ruolo è progressivamente diminuito. Il Milan di quel periodo, in fase di ricostruzione, non ha mai trovato continuità, e anche Honda ne ha risentito.
La scelta di tornare in campo nel 2026 non è solo simbolica. Honda non ha mai annunciato ufficialmente il ritiro e, negli ultimi anni, ha continuato a mantenersi in forma partecipando a progetti calcistici e allenamenti individuali.
Dal punto di vista fisico, arriva a questa nuova esperienza con un bagaglio di oltre 500 presenze in carriera tra club e nazionale, più di 100 gol complessivi, 98 presenze con il Giappone e 37 reti, numeri che lo rendono uno dei migliori marcatori nella storia della nazionale
Il ritorno in Singapore può essere letto anche in chiave strategica: Honda ha spesso scelto mercati emergenti per sviluppare progetti paralleli, sia sportivi che imprenditoriali.
Negli ultimi anni, Honda ha costruito una vera e propria identità internazionale. Non è stato solo calciatore, ma anche imprenditore e promotore del calcio nei Paesi emergenti.
Ha fondato scuole calcio in Asia, Africa e America, investito in startup legate allo sport e partecipato a progetti educativi. Il suo approccio è stato sempre orientato alla crescita del brand personale e all’espansione del calcio in nuovi mercati.
Questa dimensione lo distingue da molti ex giocatori della sua generazione, spesso legati esclusivamente al campo o alle panchine europee.
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