Un nuovo sondaggio dell’European Council on Foreign Relations (ECFR) fotografa un cambiamento significativo nella percezione europea degli Stati Uniti in materia di sicurezza. I dati mostrano infatti un calo della fiducia in Washington nel prestare aiuto in caso di attacco in Europa. L'indagine indica anche una crescente tendenza a considerare gli USA più come partner che come alleato.
L’indagine ECFR, pubblicata il 10 giugno 2026, evidenzia che la fiducia nella “garanzia di sicurezza” americana ha raggiunto il livello più basso mai registrato.
È stata realizzata attraverso sondaggi condotti nel mese di maggio in Austria, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.
In quasi tutti i paesi coinvolti, la maggioranza degli intervistati esprime dubbi sul fatto che gli Stati Uniti interverrebbero in caso di attacco.
Il sondaggio si inserisce in un contesto di crescente dibattito sull’autonomia strategica europea rispetto agli Stati Uniti. Dal gennaio 2025, con l’inizio del secondo mandato non consecutivo del presidente Donald Trump, Washington ha incoraggiato gli alleati europei ad assumersi maggiori responsabilità in materia di difesa, mentre l’attenzione americana verso altre aree del mondo è aumentata.
I dati dell’ECFR delineano, quindi, una trasformazione profonda nelle relazioni transatlantiche. Gli Stati Uniti non vengono più percepiti come un garante pienamente affidabile della sicurezza europea. In questo scenario, in molti paesi europei cresce la convinzione che la sicurezza debba essere garantita sempre più a livello continentale.
La fiducia nella capacità di almeno alcuni paesi europei di intervenire in caso di crisi resta infatti maggioritaria quasi ovunque, con punte elevate in Danimarca (88 per cento), Paesi Bassi (82 per cento) e Svezia (81 per cento).
La percentuale di chi considera Washington un vero alleato resta minoritaria ovunque, mentre l’immagine prevalente è quella di “partner”. Sulla categoria “alleato”, il quadro è più netto e anche più selettivo. In nessun paese questa è la percezione dominante, tuttavia, rappresenta comunque una quota significativa soprattutto in alcune aree.
Le percentuali più alte si registrano in Polonia (24 per cento) e nel Regno Unito (19,4 per cento), seguite dall’Ungheria (18,3 per cento). I livelli sono ancora più bassi in Italia (6,1 per cento), Germania (8 per cento), Francia (7,6 per cento), Spagna (6,7 per cento), Danimarca (7,4 per cento) ed Estonia (6,4 per cento).
Il sondaggio mostra un quadro complesso anche sul piano delle politiche di difesa. Da un lato, la maggioranza dei cittadini europei sostiene l’acquisto di armamenti prodotti in Europa, con percentuali elevate in Danimarca (75 per cento), Paesi Bassi (72 per cento), Svezia (70 per cento) e Francia (66 per cento).
Dall’altro lato, la proposta di finanziare un rafforzamento della difesa attraverso tagli alla spesa pubblica incontra resistenze diffuse. In particolare, l’opposizione è più forte in Italia (63 per cento), Austria (59 per cento), Germania (56 per cento), Spagna (54 per cento) e Danimarca (52 per cento). Questi dati indicano una distanza tra il consenso per una maggiore autonomia strategica e la disponibilità a sostenerne i costi.
Dal sondaggio emerge anche un risultato significativo: la fiducia reciproca tra i paesi europei, che potrebbe segnalare una prospettiva di rafforzamento della dimensione continentale della sicurezza. Nonostante una discussione in corso da mesi, permangono comunque dubbi sulla capacità di tradurre questa fiducia in una reale integrazione delle politiche di difesa.
Tuttavia, se da un lato il consenso per una maggiore autonomia strategica appare crescente, dall’altro le resistenze politiche ed economiche indicano che il percorso verso una maggiore indipendenza difensiva europea sarà lungo e complesso.
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