Durante la Seconda guerra mondiale, in un piccolo villaggio rurale della Svizzera, c’è una giovane ragazza timorata di Dio di nome Emma (Lila Gueneau). I suoi quindici anni non vengono vissuti con la spensieratezza dell’adolescenza, ma col peso gravoso di responsabilità che non dovrebbero appartenerle. È la maggiore di tre sorelle e vivono tutte e tre da sole con il papà. Da quando la madre si è innamorata di un altro uomo ed è stata cacciata di casa Emma ha preso il suo posto, costretta a badare alla famiglia come se fosse divenuta la compagna di suo padre.
Se ciò non bastasse, una volta terminata la scuola primaria, ha dovuto lasciare gli studi, malgrado la sua grande intelligenza, la passione per la lettura e l’inclinazione verso la carriera infermieristica. Inoltre, possiede un grande talento per il cucito; ricama a mano bellissimi scialli di seta per la moglie del pastore locale, che poi li vende nelle boutique in città. Emma, difatti, lavora come domestica proprio per il pastore, la consorte e la loro unica figlia. Con quest’ultima ha stretto un profondo legame d’amicizia, che le tiene unite nonostante le differenze di classe.
In un giorno soleggiato di primavera, Emma, insieme ai suoi affezionati, farà la conoscenza di un giornalista e fotografo straniero. Con la scusa di voler vedere un promontorio, il giornalista ed Emma si allontaneranno dal resto del gruppo e su un rigoglioso prato d’un verde brillante si consumerà un’umiliante violenza sessuale.
Inizia così Lo sguardo di Emma, il film d’esordio della regista svizzera Marie-Elsa Sgualdo, scritto a quattro mani con la sceneggiatrice francese Nadine Lamari. La pellicola è stata presentata in anteprima il 1° settembre 2025 alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La protagonista Emma, se a una prima occhiata sembra possedere un carattere docile e dimesso, in realtà ha un temperamento forte, indipendente, caparbio, che le consentirà di sopravvivere all’aspro contesto nel quale è cresciuta. Attraverso i suoi grandi occhi castani, messi in risalto da una manciata di lentiggini rossastre, che spiccano sulla sua carnagione nivea come una tazza di latte, ci fa osservare la deludente e soffocante quotidianità di una piccola provincia di un Paese nordico ai tempi della Seconda guerra mondiale, dove a decidere quanto potesse essere largo il guinzaglio stretto al collo di una donna era la posizione economica della sua famiglia o del marito scelto per lei.
Ma la regista, tramite la narrazione solida di questo lungometraggio doloroso e bellissimo, è riuscita anche a raccontare la vergogna e il senso di colpa che spesso una vittima di stupro si ritrova istintivamente a provare, non avendo i mezzi per comprendere appieno cosa siano sesso e consensualità. Se da una giovane come Emma ci si aspetta che possa rimanere schiacciata da un simile fardello, è straordinario e commovente scoprire con lei quanto in realtà sia tenace, indomabile, resistente e capace di ribellarsi a un sistema contadino oppressivo che la vorrebbe soltanto moglie e madre, ostaggio a vita del proprio coniuge e dei di lui parenti più prossimi.
Splendida opera prima per Marie-Elsa Sgualdo, che ci mostra la resistenza femminile con un dramma che sembra appartenere alla storia di milioni di altre donne, vissute con l’obbligo di dover scontare il fatto di essere nate femmine. Ma, purtroppo, ancora oggi non credo si possa dire che tutto ciò appartenga soltanto al passato. Per Lo sguardo di Emma, 4 stelle su 5.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *