La Commissione europea ha avviato una missione diplomatica a Budapest per aprire un dialogo informale con il futuro governo ungherese, in un momento decisivo per lo sblocco di miliardi di euro di fondi europei e per la definizione dei futuri rapporti tra Bruxelles e Budapest.
La Commissione Europea ha inviato una delegazione di alto livello alla capitale ungherese per colloqui informali con il futuro governo ungherese. Gli incontri hanno avuto una durata di due giorni e sono terminati il 18 aprile 2026.
Una delegazione della Commissione europea, guidata da Björn Seibert, capo di gabinetto della presidente Ursula von der Leyen e affiancata da vari direttori generali, ha concluso una serie di incontri con i rappresentanti del partito Tisza, guidato da Péter Magyar, risultato vincitore delle elezioni del 12 aprile nella capitale ungherese.
I colloqui hanno rappresentato il primo contatto informale tra Bruxelles e il futuro governo ungherese. Si attende che Péter Magyar e il suo esecutivo assumano il potere nelle prime settimane di maggio.
"Ho sottolineato che la decisione del popolo ungherese rappresenta un'enorme opportunità sia per l'Ungheria che per l'Europa. Ho affermato con fermezza che i miliardi di euro di fondi UE appartengono di diritto all'Ungheria e al popolo ungherese. Senza questi fondi, non sarà possibile rilanciare l'economia ungherese", ha affermato Magyar al termine degli incontri di due giorni.
Over the past two days, we have held high-level talks in Budapest with leaders of the European Commission.
— Magyar Péter (Ne féljetek) (@magyarpeterMP) April 19, 2026
During this round of talks, I made it clear that the TISZA government is beginning its work with unprecedented legitimacy and, at the same time, a strong sense of… pic.twitter.com/ygmJXgbQnH
Il dialogo tra Bruxelles e il futuro esecutivo ungherese segna l’inizio di una fase politica delicata. La Commissione europea ha, in precedenza, sospeso i fondi destinati all'Ungheria. La misura è dovuta a criticità sullo stato di diritto e a problematiche legate alla corruzione sotto il governo Orbán.
Nel frattempo, Budapest punta anche ad ottenere altri 17 miliardi dal fondo europeo per la difesa SAFE, con l’obiettivo di rinnovare il proprio settore militare.
L’attenzione principale è ora sul Fondo per la ripresa e la resilienza pari a 10,4 miliardi di euro. L’Ungheria potrebbe perderlo del tutto se non si trova un’intesa entro la fine del mese di agosto.
Se entrambe le somme venissero sbloccate e versate nei prossimi anni, l’impatto sull’economia ungherese sarebbe molto rilevante.
Restano ancora irrisolte le divergenze sul blocco, da parte di Orbán, del prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina e sull’avvio dei capitoli negoziali per l’adesione di Kiev all’Unione europea.
Entrambe le parti hanno comunque chiarito che il dossier ucraino non sarà legato alla questione dei fondi europei.
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