Come sarebbe la vita di noi esseri umani se rinunciassimo volontariamente alla capacità di sognare? Se smettere di accendere la fantasia tramite i sogni fosse l’unica via per ottenere l’immortalità, credete che la vita avrebbe motivo di esistere? Per il regista cinese Bi Gan non c’è veicolo maggiore del cinema che conduca dritti al mondo onirico. E ce ne parla nel suo nuovo lungometraggio Resurrection, una fiaba di fantascienza che omaggia il grande schermo in molteplici forme.
Durante il Novecento il genere umano ha compreso che smettendo di sognare si può sfuggire alla morte. Per far sì che questo equilibrio non venga interrotto esistono dei custodi in grado di identificare le persone che ancora sognano, chiamate i deliranti, per cercare di fermarle. Uno di questi sorveglianti è una bellissima donna che, avendo intercettato un delirante, inizierà ad esplorarne la mente attraverso le sue visioni oniriche.
Ma com’è nato il cinematografo? Grazie ai fratelli Auguste e Louis Lumière, che alla fine dell’Ottocento, partendo dalle fotografie animate, iniziarono le loro ricerche nel tentativo di creare uno strumento che non solo catturasse le immagini in movimento, ma che potesse anche svilupparle e proiettarle su uno schermo. Una volta raggiunto l’intento, poco tempo dopo organizzarono il primo spettacolo cinematografico a pagamento. Era un sabato pomeriggio del 1895, precisamente il 28 dicembre alle ore 18:00, presso il Salon indien du Grand Café, di Parigi. Il pubblico assistette a brevi scene di quotidianità, come operai che uscivano da una fabbrica o un treno che arrivava in stazione. A differenza dei dispositivi precedenti, ad esempio il kinetoscopio, il cinematografo era stato pensato per una fruizione collettiva.
Da allora sono passati 130 anni e milioni di film, divisi in cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi, che hanno segnato una parte importantissima nella storia del patrimonio culturale dell’umanità. Centinaia di titoli hanno fatto sognare intere generazioni fino ai giorni nostri. E chi lo avrebbe detto che, dopo poco più di un secolo, saremmo già arrivati a vedere la sorte del cinema precipitare lentamente nell’oblio? Eppure sta accadendo sul serio e la stessa fine sta capitando a tutto ciò che appartiene all’arte.
E anche lo stesso Bi Gan, classe 1989, ne è convinto, al punto da creare un universo di fantascienza nel quale chi ancora è in grado di sognare il cinema è destinato a morire, preda della sua stessa passione. Immaginare, immersi nella propria realtà onirica, per i deliranti di Bi Gan è come dormire per chi soffre di depressione: benché coscienti che sognare li consumerà sino a distruggerli, la dipendenza è talmente forte da non poter resistere. Un po’ come il sonno per un depresso, risucchiato dal richiamo irresistibile del proprio letto.
Il film si apre allo sguardo dello spettatore omaggiando, nelle prime scene, il cinema muto e le opere di Méliés. Man mano che la narrazione si sviluppa la pellicola volge lo sguardo verso la regia del cineasta sovietico Andrej Tarkovskij, in particolare a Stalker, del 1979. Inoltre, le sembianze iniziali del delirante sembrano voler ricordare quelle di Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau.
Resurrection si caratterizza per il modo implicito di fare filosofia, dividendosi tra esistenzialismo e analisi dell’inconscio. Esattamente come in un incubo assai disturbante, non va ricercata la linearità logica in quest’opera originale dalle atmosfere affascinanti. L’unica pecca l’ho riscontrata nella trama dell’ultimo sogno, che viene disorientata da un eccesso di grottesco. Il quarto lungometraggio ambizioso del regista Bi Gan, attraverso le metafore fiabesche, fornisce al pubblico un saggio sulla società odierna. Ma il cinema sta davvero scomparendo? E siamo disposti a perderlo per sempre? 3,7 stelle su 5.
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