Re Carlo III si è rivolto al Congresso degli Stati Uniti il 28 aprile 2026, in un intervento dal forte valore simbolico e politico. Nel suo discorso, il sovrano britannico ha sottolineato i legami storici tra Regno Unito e Stati Uniti, ribadendo l’importanza della “relazione speciale” tra i due paesi in un momento di tensioni internazionali.
Il 28 aprile, Re Carlo III si è rivolto direttamente al Congresso degli Stati Uniti. Il messaggio centrale del monarca britannico era chiaro: due nazioni intrecciate dal destino.
Il monarca ha optato per sottolineare i legami comuni nel corso dei decenni e l’importanza della “relazione speciale” tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. L’obiettivo del Re è stato quindi quello di allentare le tensioni. Re Carlo ha anche toccato temi come l’importanza della NATO e la difesa dell’Ucraina.
Carlo ha aperto il suo discorso ringraziando il Congresso e il popolo americano per averlo accolto negli Stati Uniti in occasione del 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza.
Il Re ha osservato che il potere esecutivo "soggetto a controlli ed equilibri" era una tradizione giuridica britannica, sancita nella Magna Carta, che è diventata un principio cardine della Costituzione degli Stati Uniti.
"Nell'immediato periodo successivo all'11 settembre, quando la NATO invocò per la prima volta l'articolo 5 e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si trovò unito di fronte al terrorismo, rispondemmo insieme all'appello", ha ricordato Carlo nel corso del suo intervento.
In un periodo di tensioni tra due potenze storicamente alleate, tra battute, frecciate velate e un accenno a figure come Oscar Wilde e Charles Dickens, ma anche all'ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger, il discorso del Re sembra aver riscosso un certo successo, come indicano anche gli applausi e l’ovazione finale. Il monarca britannico ha lasciato l’aula tra strette di mano e sorrisi.
Solo due volte nella storia un monarca britannico ha parlato davanti a una sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti: la prima volta è stata nel 1991, quando intervenne la regina Elisabetta II; questa è quindi la seconda volta che accade, il che sottolinea il valore simbolico del momento.
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