La scuola entra in corsia e lo fa in punta di piedi, ma con una forza capace di cambiare il clima di un reparto. La Nazione racconta la vicenda della scuola ospedaliera dell’Istituto Comprensivo Staffetti Massa 2 che, per la prima volta sul territorio, porta ufficialmente gli Interventi Assistiti con Animali all’interno delle strutture sanitarie.
Un progetto che ha già il sapore di qualcosa di speciale, racchiuso in un titolo evocativo: “Viaggio oltre i confini”. Già due gli appuntamenti, e il terzo è fissato per il 18 maggio, al Noa e all’Ospedale del Cuore. Ma più che un calendario, è una promessa: portare tra i letti dei piccoli pazienti un’esperienza capace di rompere la routine della degenza, trasformando il tempo sospeso della malattia in occasione di relazione, scoperta e sorriso.
Il progetto nasce da un’idea chiara: non interrompere il percorso educativo dei bambini ricoverati e, allo stesso tempo, arricchirlo. Non solo lezioni, ma laboratori, incontri, attività condivise anche con gli studenti delle scuole “esterne”, in un dialogo continuo tra dentro e fuori. Un ponte, come lo definiscono gli stessi promotori, tra ospedale e comunità. In questo scenario, la pet therapy è il cuore pulsante dell’iniziativa.
A guidare le attività è Valeria Pellistri, istruttore esperto in area comportamentale e coadiutore del cane negli IAA: “Il valore aggiunto – spiega al giornale – è nella relazione. Il cane non giudica, non vede la malattia: entra in contatto con la persona e basta. Ed è lì che accade qualcosa di importante”.
“Accogliamo i ragazzi che per un periodo della loro vita sono degenti – sottolinea la dirigente scolastica Ines Mussi – e li accompagniamo affinché non perdano il contatto con la scuola. Ma questa è anche un’esperienza umana, che entra nel processo di cura”. Un lavoro delicato, costruito in sinergia con l’azienda sanitaria e nel pieno rispetto delle indicazioni mediche. E dal reparto arriva una conferma importante: “È una giornata del sorriso. Un cagnolino porta allegria, ma è anche una forma di cura. Noi crediamo molto in queste terapie: già utilizziamo la clown therapy e abbiamo accolto subito questa proposta” racconta Graziano Mennini, direttore della pediatria e neonatologia.
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