Anche con il 3%, Carlo Calenda può decidere chi vince le elezioni. E, di conseguenza, può determinare il fallimento del progetto di campo largo costruito da Elly Schlein.
Né con il centrosinistra, né con Giorgia Meloni. Carlo Calenda “balla da solo” e chiude le porte a ogni ipotesi di alleanza o apparentamento. Una scelta che pesa più di quanto potrebbero far supporre i numeri.
Qualche giorno fa, durante la presentazione del libro del leader di Azione, Romano Prodi gli ha ricordato che con percentuali tra il 2,5% e il 3,5% non si governa.
“Ma con chi lo fai? Da solo?” , gli aveva chiesto.
Il padre dell’Ulivo ha ragione, quelle percentuali non sono sufficienti per governare, ma in un sistema bipolarista come quello italiano bastano per determinare la vittoria o la sconfitta di una coalizione.
Bastano, ad esempio, a far fallire il progetto progressista di Elly Schlein che – stando ai sondaggi - con l’appoggio di Calenda avrebbe praticamente la vittoria in tasca. Senza, o peggio ancora con una sua alleanza con Meloni, per il centrosinistra non ci sarebbero speranze.
Altro che alleati litigiosi e divergenze sul programma: chi potrebbe avere davvero il potere di far fallire il progetto del campo largo è Carlo Calenda.
Se l’obiettivo principale della coalizione progressista è sconfiggere Giorgia Meloni alle prossime elezioni nell’autunno del 2027 – ed indubbiamente lo è – allora l’appoggio dell’ex leader del Terzo Polo è determinante.
Lo scarto tra le due coalizioni attualmente oscilla tra l’1,5% e il 5% a seconda degli scenari. Il dato aggregato delle due coalizioni - ovvero, la somma delle percentuali dei partiti (media ponderata dei sondaggi politici al 30 aprile secondo YouTrend) – certifica il campo progressista (Pd, M5S, AVS, IV e +Europa) al 45,6%, un punto abbondante davanti al centrodestra che si ferma al 44,5%.
Un’eventuale alleanza tra il campo progressista e Azione (3,1%) porterebbe il centrosinistra al 48,7%.
Se Calenda decidesse — ipotesi oggi negata, ma politicamente non impossibile — di allearsi con il centrodestra, gli equilibri cambierebbero in modo netto.
???? #Supermedia Youtrend per @Agenzia_Italia dei sondaggi, con i partiti aggregati per coalizione e le variazioni rispetto al 16 aprile
— Youtrend (@you_trend) April 30, 2026
Campo largo 41,7% (+0,3)
con IV e +E 45,6% (+0,2)
con Azione, IV e +E 48,7% (+0,3)
CDX 44,5% (-0,2)
con Azione 47,6% (-0,1)
con FN 47,9% (-0,3) pic.twitter.com/ioFJntvXU5
Sommando il 3,1% di Azione, la coalizione guidata da Giorgia Meloni arriverebbe intorno al 47,6%, superando il campo progressista e rendendo molto difficile per Schlein recuperare lo svantaggio.
In pratica, Carlo Calenda potrebbe far fallire il progetto progressista in due modi: schierandosi con il centrodestra o decidendo di correre da solo. Nel primo caso per Schlein e alleati il margine da colmare sarebbe quasi proibitivo.
L’ipotesi più coerente con le dichiarazioni attuali è però un’altra: Azione che corre in autonomia.
In questo caso, il centrosinistra resterebbe teoricamente in vantaggio, ma con un margine estremamente ridotto. La partita si giocherebbe voto su voto, con un rischio concreto: che Azione sottragga consensi più al campo progressista che al centrodestra.
Questo perché l’elettorato di Calenda si colloca in gran parte nell’area moderata e riformista, cioè nello stesso spazio politico che Schlein prova ad allargare verso il centro.
Lo stesso Calenda ha detto di voler dare “rappresentanza a tanti riformisti che stanno in un'area di centrodestra e centrosinistra".
Ma Calenda cosa dice?
Il leader di Azione ha chiarito di non avere intenzione di stringere alleanze né da una parte, né dall’altra.
L’ex ministro dello Sviluppo Economico ha chiarito di essere “a lavoro per costruire un’offerta politica indipendente dai due poli, europeista e liberal democratica”.
Calenda, tuttavia, ha anche chiarito i valori per lui “non negoziabili” sulla base dei quali si indirizzerebbe il posizionamento futuro di Azione.
Nello studio di Gruber il mondo gira all’incontrario: Putin diventa un bravo ragazzo, l’Europa bellicista, l’Ucraina una noia e la sinistra una terra promessa di cui Conte è il profeta. Meloni rappresenta il male assoluto qualsiasi cosa faccia.
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) May 2, 2026
Se non ti adegui a questa… pic.twitter.com/m00LsfC1wD
Ha dichiarato oggi a 'Il caffe della mattina' su Radio24 con Maria Latella, consapevole che Azione sarà determinante in ogni caso per l’esito finale della competizione elettorale.
Il paradosso è tutto qui: Carlo Calenda non ha i numeri per governare, ma può avere quelli per decidere chi governerà.
Se si allea con uno dei due schieramenti, ne rafforza in modo determinante le possibilità di vittoria. Se corre da solo, può comunque influenzare l’esito sottraendo voti decisivi, soprattutto al centrosinistra.
Per Elly Schlein, quindi, il problema non è solo tenere insieme una coalizione eterogenea. È anche fare i conti con un attore esterno che, pur piccolo, può risultare decisivo.
E in una competizione così equilibrata, anche il 3% può fare la differenza tra vincere e perdere.
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