14 May, 2026 - 16:45

"Manas - Sorelle": esordio cinematografico per la regista brasiliana Marianna Brennand

"Manas - Sorelle": esordio cinematografico per la regista brasiliana Marianna Brennand

Spesso si tende a dare per scontato che la disperazione sia un sentimento che spetti soltanto a chi nasce in certe parti del mondo, dove la civiltà piena tarda ancora ad arrivare. Come se la sofferenza fosse una questione territoriale. Chi ha la fortuna di crescere in una delle zone privilegiate della terra pare quasi non abbia il diritto di lamentarsi o entrare in depressione. Se hai una casa da abitare, del cibo in tavola a ogni pasto e l’acqua corrente per poterti lavare, automaticamente devi essere grato per tutto, anche quando la tua esistenza si sfascia, facendoti sprofondare in un grave stato di sconforto. Ma è davvero così? Avere avuto la grazia di nascere in un Paese civilizzato rende ogni cosa più semplice? Guardando un film come Manas - Sorelle, il primo lungometraggio di finzione diretto dalla regista brasiliana Marianna Brennand, il dubbio un po’ ti viene.

Marcielle (Jamilli Correa), che tutti chiamano affettuosamente Tielle, è una giovanissima ragazza di 13 anni che vive a Marajó, una piccola isola remota nel Rio delle Amazzoni. Marajó è uno di quei luoghi disseminati di fame e miseria dove impari presto che per sopravvivere devi accontentarti del minimo. Tielle vive con la madre, il padre e la sorella minore in una palafitta costruita su un fiume. La sorella maggiore è fuggita da tempo per cercare fortuna in un posto migliore e per Tielle è diventata il suo dio personale, l’incarnazione della speranza alla quale si aggrappa per riuscire a sognare una vita altrove.

 Tielle è appena entrata nell’adolescenza, ma con l’ingenuità di una bambina; non è ancora in grado di capire che nei suoi grandi occhi scuri e nelle sue labbra carnose, nel suo fisico esile sul quale stanno spuntando le forme di donna, il deviato occhio maschile può vederci dell’insano erotismo. Per Tielle quel qualcuno è il padre, che di recente ha cominciato ad avvicinarsi a lei con lo sguardo avido e il passo felpato, puntandola come un cacciatore farebbe con un cervo. Marcìlio (Rômulo Braga), col suo subdolo sudiciume, pare voglia cibarsi delle tenere carni di lei con voracità. Per tentare di sfuggire a questa terribile sorte, Tielle, tramite la sua migliore amica e compagna di scuola, entrerà in un giro di prostituzione nella speranza di poter scappare via.

L’opera drammatica di Marianna Brennand prende ispirazione dalle testimonianze delle donne di Marajó. Il fenomeno della prostituzione minorile in Brasile, soprattutto nelle aree dell’Amazzonia, è tristemente diffuso. Le località remote come quella di Marajó, a causa dell’isolamento geografico, del tasso di povertà estrema e della mancanza di infrastrutture e servizi pubblici, rendono lo sfruttamento sessuale minorile uno dei maggiori mezzi di sostentamento per la comunità. 

L’opera prima della regista, finora conosciuta per aver diretto alcuni documentari, con un linguaggio spoglio, ci mostra com’è la quotidianità vissuta nella miseria dal punto di vista di un’adolescente, costretta a misurarsi di colpo con la sessualità e gli abusi incestuosi. Tenendosi ben lontana dalla spettacolarizzazione della violenza e del dolore, in modo crudo, ma appena sussurrato, Marianna Brennand ha confezionato un lungometraggio fatto di realismo sobrio, ma altrettanto tagliente. Per quanto non venga esternata a parole o in modo plateale, la sofferenza di Tielle mi è entrata fin dentro le ossa. Manas - Sorelle è una perla piccina, ma luminosa, un esordio potente, ma che si addentra nel cinema in punta di piedi, facendosi spazio senza urlare a gran voce. 

Riuscite a immaginare come sia nascere in una terra dove, sin da piccoli, si deve scegliere tra rassegnarsi a rimanere bloccati lì per sempre nell’indigenza o finire a vendere il proprio corpo per sognare la possibilità di avere un domani migliore? Ma il fatto di essere nati in uno Stato civile ci rende davvero così lontani da certi contesti? Il diritto di sentirsi disperati è un privilegio spettante solo agli ultimi? Essere coscienti di vivere in un mondo dove, lontano da noi, esiste anche questo dovrebbe farci sentire poi così fortunati? Per Manas - Sorelle, 4 stelle su 5.

 

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