14 May, 2026 - 12:45

Cos'è il premio di maggioranza della legge elettorale e perché i partiti stanno litigando per un numero?

Cos'è il premio di maggioranza della legge elettorale e perché i partiti stanno litigando per un numero?

Uno dei classici della politica italiana è questo: nell'ultima fase della legislatura, litigare per la nuova legge elettorale.

Nello specifico del governo Meloni, i partiti già sono l'uno contro l'altro armato soprattutto per un numero: quello della soglia raggiunta la quale una coalizione potrebbe avere il premio di maggioranza, vale a dire una rappresentanza di deputati e senatori maggiore di quanto indicato dalle urne.

Il tutto al nobile scopo di garantire la governabilità, vale a dire di avere un governo con numeri saldi in Parlamento e non appeso a una manciata di voti.

Del resto, c'è da ricordare che l'Italia rimane l'unico caso nelle democrazie più evolute che ha due camere parlamentari - fotocopie e quindi, chi vince le elezioni lo deve fare sia da una parte che dall'altra. Altrimenti, è destinato ad andare avanti a suon di compromessi e pasticci, da anatra zoppa.

Il premio di maggioranza attorno al quale stanno litigando i partiti

Il centrodestra, che ha fatto della governabilità il suo mantra, vorrebbe in questi ultimi mesi di legislatura cambiare l'attuale legge elettorale.

Per questo ha proposto il cosiddetto "Stabilicum".

Di cosa si tratta? Di un nuovo sistema elettorale di impianto proporzionale che elimina i collegi uninominali e che dà un premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge almeno il 40% dei consensi.

Ora: attorno a questo numero si sta scatenando l'inferno. In primis perché bisogna fare i conti con la Corte Costituzionale che in passato ha già avuto modo di bocciare premi abnormi con soglie di consenso ritenute insufficienti.

E poi perché c'è chi vorrebbe portare quella soglia al 42%.

In ogni caso: con il 40% dei consensi, la coalizione vincente, stando alla proposta del centrodestra, avrebbe il 55% dei seggi, circa 70 deputati e 35 senatori in più.

Per il centrosinistra, a cominciare dal Partito Democratico, è troppo.

Ma, a dirla tutta, i dem non vorrebbero proprio cambiarla la legge elettorale perché vorrebbero preservare i collegi uninominali, quelli che ad oggi si assegnano con il maggioritario: stando ai sondaggi, soprattutto al Sud, sarebbero tutti conquistati dal Campo largo.

Anche Renzi e Conte si sono detti contrari allo Stabilicum: all'insegna dell'opposizione pura e dura, non vogliono concedere al centrodestra la possibilità di cucirsi una legge elettorale su misura, anche se storicamente questo non è mai riuscito a nessuno.

Tutti hanno cercato nella fase conclusiva di una legislatura di scovare il coniglio dal cilindro, una legge elettorale che li blindasse al governo. Ma, alla prova dei fatti, tutti non ha mai raggiunto lo scopo.

Lo spettro del pareggio

E comunque: questa volta più che mai i partiti un obiettivo in comune, almeno a parole, ce l'avrebbero.

È quello di evitare il sostanziale pareggio alle urne, il risultato che stando ai sondaggi, ad oggi, sarebbe il più probabile.

Centrodestra e Campo largo, sostanzialmente, si equivalgono. Ma né l'uno né l'altro vuole il pantano post-voto e il governo tecnico di turno che leva le castagne dal fuoco.

Proprio per evitare un nuovo "governo di tutti", un nuovo "governo delle grandi alleanze", il centrodestra sta proponendo il premio di maggioranza che definirebbe un vincitore netto già con il raggiungimento del 40% dei consensi.

Su questa base cerca il confronto con il Campo largo. Ma, a tal proposito, oggi, Elly Schlein ha lasciato, tramite il Corriere della Sera, questo messaggio:

virgolette
Solo un governo che vive chiuso nel palazzo da tre anni può pensare che questa sia la priorità (...) Nel merito, la loro proposta è irricevibile. Come possono pensare di dialogare sull'antipasto del premierato, la riforma che è ancora sul tavolo e che contestiamo duramente?

Il pericolo che intravede la numero uno del Nazareno è quello che anima da decenni gli incubi della sinistra più radicale: una legge elettorale che dia troppo potere all'esecutivo. 

Ma tant'è: secondo i piani della maggioranza, la nuova legge elettorale dovrebbe andare avanti comunque e ottenere il primo sì alla Camera entro l'estate e il secondo al Senato entro l'autunno. Mattarella, del resto, non vuole che la partita si risolva al novantesimo, nello stesso anno delle elezioni: il 2027.   

 

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