L'ultima notizia sulla famiglia del bosco è questa: i legali che finora hanno difeso Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i due genitori cui il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale sui tre figli, hanno rimesso l'incarico.
E il nuovo avvocato della famiglia ha un nome famoso: Simone Pillon.
Animatore del Family Day, famoso per le sue prese di posizione ultra conservatrici, avvocato esperto di diritto di famiglia e già senatore della Lega, perché Pillon ha preso questa patata bollente in mano?
E, più in generale, perché la Lega non smette di metterci la faccia sulla famiglia del bosco?
Questa è una domanda che può avere diverse risposte entrando in gioco soprattutto una questione di opportunità politica.
La destra, nel nome della famiglia tradizionale, del bene supremo e inalienabile dell'amore genitoriale per i figli e del conseguente diritto di crescerli come meglio si crede, fin dal primo momento ha preso senza se e senza ma le difese di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori che hanno deciso di crescere i loro tre figli a contatto diretto con la natura: nello specifico, un bosco di Palmoli, in provincia di Chieti.
Perché questa presa di posizione così forte? Il motivo è sintetizzabile in una motivazione sospesa tra la politica, la comunicazione e la necessità di occupare la ribalta.
Salvini, che evidentemente ha dato l'ok a Pillon affinché diventasse il nuovo legale della famiglia del bosco, vuole intestarsi una battaglia che, dal suo punto di vista, è per la libertà.
Ad aprile scorso, quando si scomodò dai palazzi romani per andare a trovarli nel loro casolare, il Capitano non a caso la mise così:
Salvini si è intestato la battaglia politica secondo cui contro la famiglia del bosco la magistratura si è accanita, ha dimostrato di essere particolarmente inflessibile. E le sue parole hanno voluto dare un colpo alle toghe che, nell'immaginario dell'elettorato leghista, sono sempre legate al mondo woke della sinistra, e un altro agli immigrati clandestini, soprattutto a chi vive nei campi rom, nei cui confronti evoca sempre le ruspe.
E comunque, il segretario della Lega non si è fermato qui:
Salvini, a questo punto, ne ha fatta una questione personale con i giudici:
Per continuare a cavalcare l'onda, quindi, Salvini ha ben pensato che la Lega potesse calare l'asso-Pillon.
Del resto, oltre a essere un avvocato esperto di diritto di famiglia, l'ex senatore è molto bravo a catalizzare l'attenzione mediatica.
E quello della famiglia del bosco è di sicuro un caso che polarizza, che spacca l'opinione pubblica tra chi è favorevole al ricongiungimento e chi no.
Salvini, Pillon e la Lega, evidentemente, hanno deciso di essere i primi rappresentanti di chi vuole la famiglia riunita, e perciò sollecitano le corde del cuore dei loro elettori.
E se i precedenti avvocati della famiglia sono stati tutti criticati per come hanno gestito il caso davanti alle telecamere, Pillon promette di cambiare registro, di sfruttare al massimo il palcoscenico mediatico.
Per ora, sul caso della famiglia del bosco, ha solo detto che deve studiare le carte. Ma l'altro giorno, sui social, commentando un altro caso familiare, ha già ripetuto un refrain molto caro alla Lega sul diritto di famiglia:
C'è da giurare che secondo lui dovrà valere anche per Nathan e Catherine.
Il piano è ormai chiaro.
— Simone Pillon (@SimoPillon) May 11, 2026
Per demolire la famiglia prima si sono attaccati i legami coniugali, annichiliti da divorzio e convivenze. Poi si è aggredito il legame parentale di sangue, riconoscendo i genitori "di elezione" che possono essere due, tre, quindici...
Dall'altro versante… pic.twitter.com/7h4HE4GkZm
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