Dopo 12 giorni di sciopero della fame, questa mattina il deputato di Italia Viva, Roberto Giachetti ha annunciato l'intenzione di passare allo sciopero della sete e, con un gesto plateale, si è ammanettato al proprio banco parlamentare a Montecitorio.
Giachetti sta protestando contro lo stallo dei lavori in Commissione di Vigilanza Rai, che da oltre un anno non riesce a riunirsi perché la maggioranza non garantisce il raggiungimento del numero legale.
L'impossibilità di trovare un accordo tra maggioranza e opposizione sul nome del nuovo presidente Rai (indicato dal centrodestra) sta di fatto paralizzando i lavori della Commissione parlamentare, che ha compiti fondamentali di controllo e indirizzo del servizio pubblico radiotelevisivo.
Nelle scorse settimane, un appello per sbloccare l'impasse era arrivato anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Oggi, venerdì 15 maggio 2026, ad accendere un faro sulla vicenda - che rischia di trasformarsi in un grave vulnus democratico - è stato Roberto Giachetti con la drammatica protesta.
Sono state queste le parole con cui il deputato di Italia Viva, Roberto Giachetti, ha annunciato l'intenzione di passare dallo sciopero della fame - iniziato dodici giorni fa - a quello della sete.
Un annuncio dato mentre si incatenava al proprio banco nell'aula di Montecitorio.
Roberto Giachetti sta protestando per lo stallo della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai: accusa la maggioranza di averne di fatto “sequestrato” i lavori e chiede che venga garantito il numero legale nella prossima convocazione.
La scelta di passare dalla fame alla sete segnala un’escalation della protesta. Giachetti ha parlato di “autosequestro nella casa della democrazia” e ha comunicato l'intenzione di non abbandonare l'Aula finchè non avrà ottenuto la garanzia concreta sulla ripresa dei lavori della Commissione.
ha concluso Giachetti.
Il nodo in Commissione di Vigilanza è soprattutto politico: la maggioranza non ha i numeri per eleggere da sola il presidente della Rai. Per poterlo eleggere ha bisogno di trovare un accordo con l'opposizione che, però, ha ribadito di non aver intenzione di votare il nome indicato dal governo.
Questa situazione, tuttavia, sta causando un blocco dei lavori dell'organo parlamentare di vigilanza che può lavorare solo se c’è il numero legale, cioè un minimo di presenti sufficiente per aprire la seduta e votare.
Se gli esponenti della maggioranza non si presentano, la riunione salta e tutto resta bloccato. In pratica è ciò che sta accadendo esattamente da 600 giorni.
Lo stallo nei lavori, infatti, va avanti da oltre un anno con evidenti ripercussioni sulla capacità della Commissione di svolgere il suo importante compito di garante del pluralismo.
Il risultato è che la Vigilanza non svolge pienamente la sua funzione istituzionale: niente audizioni regolari, poco o nessun confronto parlamentare sulla Rai e uno stallo che ormai viene descritto come un problema democratico e non solo come una disputa tra partiti.
Il Capo dello Stato definì "inaccettabile" che, dopo un anno e mezzo, il servizio pubblico fosse ancora senza un assetto completo dei propri organi amministrativi e che la Commissione di Vigilanza non fosse in grado di svolgere i suoi compiti.
Un richiamo tra i più duri e netti tra quelli rivolti al Parlamento fino a oggi con lo scopo di sbloccare la situazione: non solo la nomina ai vertici Rai, ma anche il ritorno alla piena operatività della Vigilanza, che per lui è una questione istituzionale e democratica.
Un richiamo finora caduto nel vuoto.
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