Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che “il tempo stringe” per l’Iran, mentre proseguono i colloqui indiretti mediati dal Pakistan. Nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore ad aprile, restano forti tensioni tra Washington e Teheran. Le dichiarazioni arrivano in un contesto di crescente incertezza diplomatica, con le parti ancora lontane da un accordo definitivo e con il rischio di un’ulteriore escalation che continua a pesare sugli equilibri regionali.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito l’Iran che "il tempo stringe".
"Per l'Iran, il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla. IL TEMPO È ESSENZIALE!" ha dichiarato Trump in una dichiarazione su Truth Social del 17 maggio 2026.
Le parole del leader americano sono arrivate mentre prosegue il cessate il fuoco tra i due paesi. Nonostante la tregua, entrata in vigore lo scorso 8 aprile, gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra, guidati dal Pakistan, non hanno finora registrato una svolta.
Non è la prima volta che Trump alza i toni e aumenta le pressioni su Teheran. La recente dichiarazione di Trump ha richiamato, infatti, il suo ultimatum lanciato all'inizio del mese di aprile, quando aveva affermato:
L'8 aprile, poche ore dopo questo inasprimento dei toni, è stato annunciato il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran con l'obiettivo di facilitare i colloqui per raggiungere un accordo di pace duraturo. Successivamente all'entrata in vigore della tregua, le delegazioni statunitense e iraniana si sono recate nella capitale pakistana Islamabad per i colloqui.
A distanza di più di un mese e dopo due proroghe del cessate il fuoco, le posizioni delle due parti sono ancora distanti e la tensione in Medio Oriente resta alta.
Il 17 maggio, Trump ha parlato con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, della situazione in Iran.
Secondo quanto riportato dal sito di notizie americano Axios il 18 maggio, i funzionari americani sostengono che Trump preferirebbe raggiungere un accordo diplomatico con l’Iran per fermare la guerra. Tuttavia, l’ipotesi di un intervento militare da parte degli Stati Uniti viene considerata di nuovo possibile a causa del respingimento, da parte di Teheran, di molte delle richieste avanzate da Washington e della riluttanza dell’Iran a fare concessioni importanti sul proprio programma nucleare.
Axios ha inoltre riportato che il presidente americano ritiene ancora che l'Iran voglia un accordo.
Trump ha sottolineato:
Axios ha riportato, citando due funzionari statunitensi, che il 19 maggio Donald Trump avrebbe in programma di convocare nella Situation Room i principali responsabili della sicurezza nazionale per valutare le possibili opzioni militari.
Il ministro degli Interni pakistano ha visitato Teheran il 16 e il 17 maggio per colloqui con alti funzionari iraniani.
Il 18 maggio, l’Iran ha annunciato di aver risposto all’ultima proposta dell’amministrazione statunitense. Secondo quanto riportato dai media iraniani, la proposta di Teheran sarebbe composta da 14 punti.
I colloqui tra Teheran e Washington proseguono infatti tramite i mediatori pakistani, nonostante lo stallo nei progressi. La fase negoziale resta quindi complessa, con entrambe le parti che continuano a modificare le rispettive richieste. Il ruolo del Pakistan si conferma centrale nel mantenere aperto il canale diplomatico tra Washington e Teheran, mentre le posizioni delle due parti restano distanti su punti chiave del negoziato.
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