Il Consiglio dei Ministri ha rinnovato per altre due settimane il taglio delle accise sui carburanti, ma con una novità importante: il dimezzamento dello sconto sul gasolio.
Una scelta che conferma come la misura, nata come risposta emergenziale all'aumento del costo delle materie prime energetiche legato alla crisi iraniana, stia diventando sempre più gravosa e insostenibile per i bilanci dello Stato.
La proroga del taglio del costo dei carburanti è entrata in vigore già oggi – sabato 23 maggio – con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sarà operativa per quindici giorni, fino al 6 giugno 2026, dopodichè si vedrà.
La situazione è estremamente delicata, perchè senza l'intervento del governo, il rischio è che l'aumento del prezzo delle materie energetiche si trasferisca integralmente su famiglie, imprese, trasporti e logistica con conseguenze disastrose per l'economia italiana.
Allo stesso tempo, però, la misura ha un costo elevato per lo Stato ed è sempre più difficile trovare le risorse necessarie per finanziarla senza sottrarle ad altri capitoli di spesa.
Per questo motivo, nelle ultime settimane lo sconto è stato progressivamente ridotto, pur restando in vigore. Ed è per la stessa ragione che il governo italiano sta facendo pressioni sulla Commissione Europea affinchè si allentino i vincoli del Patto di Stabilità per garantire agli Stati maggiore flessibilità nella gestione della grave crisi energetica.
Senza un aiuto da Bruxelles e senza una svolta nella crisi nel Golfo Persico i prossimi mesi si preannunciano molto complicati.
Il governo ha rinnovato per ulteriori due settimane il taglio delle accise su benzina e gasolio per calmierare il prezzo alla pompa e allegerire il carico sulle spalle di famiglie e imprese.
La misura sarà in vigore dal 23 maggio al 6 giugno 2026. La principale novità è il dimezzamento dello sconto sul gasolio, passato da 20 a 10 centesimi al litro, mentre resta invariata la riduzione di 5 centesimi per la benzina. Il taglio sarà finanziato con un ulteriore stanziamento di 200 milioni di euro.
Con il Consiglio dei Ministri di ieri sera abbiamo adottato misure concrete per sostenere famiglie, imprese e lavoratori in una fase ancora segnata dalle tensioni sui mercati internazionali.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) May 23, 2026
Confermiamo il taglio delle accise, proroghiamo il credito d’imposta per l’autotrasporto… pic.twitter.com/36lm9mN3sn
Secondo il Codacons, la riduzione dello sconto fiscale rischia di riportare l’Italia tra i Paesi con il gasolio più caro in Europa.
In base alle stime dell'associazione dei consumatori, il prezzo medio del gasolio sulla rete nazionale supererà i 2 euro al litro, attestandosi a 2,09 euro al litro, mentre in autostrada salirà a una media di 2,18 euro/litro.
Senza i tagli, tuttavia, il prezzo sarebbe aumentato ulteriormente diventando insostenibile per famiglie e imprese.
La sostenibilità delle proroghe al taglio delle accise sui carburanti, però, è sempre più limitata, ponendo un problema di medio e lungo termine: fino a quando il bilancio pubblico potrà sostenere il peso del taglio delle accise?
Fino ad ora le proroghe brevi (15-20 giorni) sono risultate politicamente gestibili e hanno consentito di attutire l'impatto sull'economia di famiglie e imprese, scongiurando gli scioperi degli autotrasportatori. I rinnovi, tuttavia, assorbono in media 200-300 milioni di euro, consumando rapidamente le risorse disponibili.
Nel medio periodo (autunno 2026), la situazione però potrebbe diventare critica se la situazione nello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi oltre l'estate e il governo potrebbe essere costretto a scegliere tra lo stop degli aiuti o lo sforamento del deficit con procedure di infrazione Ue.
La convinzione del governo, e non solo, è che la battaglia per la sicurezza energetica non si può vincere da soli, senza l'aiuto di Bruxelles. Il problema non è solo economico, ma riguarda la sicurezza nazionale, poiché in gioco c'è l'operatività dello Stato.
Per questo nei giorni scorsi Giorgia Meloni ha scritto una lettera a Ursula von der Leyen invocando una deroga al patto di stabilità per energia e deficit, così a garantire agli stati Ue maggiore flessibilità di bilancio per mettere in atto politiche energetiche più efficaci.
Ma da Bruxelles continuano ad arrivare dei no. L'Eurogruppo è "freddo sulla deroga" e non si aspetta discussioni approfondite su ulteriore flessibilità, mentre la crisi iraniana non accenna a rientrare e sull'Europa si allunga il fantasma della peggiore crisi economica ed energetica degli ultimi decenni.
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