C'è la sporca dozzina, il manipolo di parlamentari già al suo comando. E poi c'è la lista nera, quella dei giornalisti da lui invisi.
Come se fosse un Beppe Grillo qualsiasi, ieri, il Generale Vannacci, quando ha preso il microfono in mano, l'ha snocciolata davanti alla platea adorante dell'assemblea costituente del suo Futuro Nazionale.
E meno male che si era a due passi dal Vaticano, dal Papa che prega affinché prima di tutto siano le parole ad essere disarmate.
Il Generale, invece, vuole mettere fiori nei fucili che puntano contro Mosca. Ma carica a pallettoni le sue dichiarazioni.
Del resto, è il suo mestiere: lo deve fare, visto che dopo la pensione a 56 anni e il tappeto rosso che gli ha servito Matteo Salvini, ha capito qual è la sua parte in commedia sul palcoscenico della politica italiana.
E quindi: insieme alla commozione, insieme ai cori da stadio "Generale, Generale!", c'è la lista dei giornalisti cattivi.
Che poi, in fondo in fondo, tanto cattivi non sono, visto che gli danno visibilità: ossigeno per i suoi polmoni da leader di un partito appena nato impegnato a scalare i sondaggi.
E quindi: un po' per dare l'idea della vendetta ai suoi duri e puri, un po' per il gioco delle parti; un po' con ironia, un po' per levarsi qualche sassolino dalle sneakers; un po' per difendersi, un po' per assicurarsi di continuare a essere al centro delle loro attenzioni, Vannacci ha snocciolato la lista dei giornalisti che non sopporta. Quelli che, evidentemente, non si mettono sull'attenti.
La qual cosa, a dire il vero, non è certo una novità del teatrino politico italiano.
Dalle querele di D'Alema agli editti di Berlusconi fino ai calci nel sedere di Grillo: tutti i politici hanno avuto, hanno e avranno la loro bella lista nera di giornalisti con cui non vogliono avere nulla a che fare.
Ma tant'è: a memoria di cronista, mai un leader di partito l'ha resa pubblica in occasione del battesimo del proprio partito.
Come dire: nel caso di Futuro Nazionale, si inizia dal capire chi sono i nemici.
E allora: in cima alla lista c'è Ivan Grieco, l'inviato di Pulp Podcast a cui è stato negato l'accredito alla convention.
Di lui (troppo liberal, troppo filo ucraino, troppo filo Europa) il Generale non vuole nemmeno più sentire parlare dopo aver preso parte a un suo programma online durante il quale gli avrebbe rivolto troppe domande scomode sulla sua posizione internazionale (questo a detta di Grieco).
E comunque:
ha detto l'inviato di Fedez. Riassumendo le cose con questo post
In ogni caso, Ivan Grieco sarà anche il primo della lista nera dato che non figura nemmeno in quella degli accreditati agli eventi di Vannacci. Ma non è il primo giornalista che il Generale dice di non sopportare.
Il primo che ha parlato di lui, che in un certo senso l'ha "inventato" mediaticamente, infatti, è Matteo Pucciarelli di Repubblica.
Fu lui, nell'agosto del 2023, il primo a portare alla ribalta nazionale quel libro del Generale che era stato di stanza a Mosca pieno di cose politicamente scorrette: "Il mondo al contrario".
Senza di lui, non ci sarebbe il fenomeno Vannacci, gli riconosce lo stesso Generale.
Ma, per completezza d'informazione, bisogna dire anche che senza Vannacci, probabilmente, la carriera di Pucciarelli non avrebbe preso il volo. Per dire come il mondo della politica e quello dei media abbiano bisogno l'uno dell'altro per roteare nell'universo imperniato sullo show.
Vannacci, quindi, non l'ha certo dimenticato quando ha iniziato a snocciolare la lista nera:
Pucciarelli, poiché il circolo è virtuoso (o vizioso: dipende dai gusti), è anche ospite fisso dei talk di Rete 4.
E comunque: oltre a Grieco e Pucciarelli, nella lista nera del Generale nero potevano mancare i grandi classici del giornalismo puro e duro della sinistra più bacchettona del Paese?
ha detto a un certo punto Vannacci. Elencando Sigfrido Ranucci di Report, Gad Lerner di La7, Massimo Gramellini, Fabrizio Roncone e Beppe Severgnini del CorSera, i cronisti parlamentari del Foglio e quelli del Fatto Quotidiano Giacomo Salvini e Alessandro Mantovani:
si è messo la medaglia sul petto il giornale di Travaglio.
Ma tant'è: Vannacci ha bisogno dei giornali (anche di quelli che parlano male di lui). E i giornali hanno bisogno di Vannacci:
ha detto il Generale fingendosi vittima del sistema.
Ma di sicuro salvando Lilli Gruber, con la quale è andato a duello mercoledì scorso con grande soddisfazione da parte di entrambi.
Tornerebbe dalla Gruber? Gli ha chiesto un giornalista (facente parte della lista dei buoni, evidentemente). E lui:
Come dire: liste nere sì. Ma fino a un certo punto. O giusto per far scena.
Per chiudere con un giornalista che è scampato alla mannaia vannacciana, Leo Longanesi:
in fondo, ancora oggi, vale per tutti.
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