14 Jun, 2026 - 07:30

Gli antifascisti rispondono al corteo sulla remigrazione: 20mila in piazza contro il razzismo

Gli antifascisti rispondono al corteo sulla remigrazione: 20mila in piazza contro il razzismo

Bandiere, musica, slogan antifascisti e una parola d’ordine ripetuta per tutto il pomeriggio: “Non normalizziamoli”. Mentre a Prati sfilava il corteo di Remigrazione e Riconquista, migliaia di persone hanno riempito il centro di Roma per la manifestazione “Fuck Remigration”, promossa da spazi sociali, associazioni, sindacati e realtà studentesche con l’obiettivo dichiarato di contrapporre ai messaggi della remigrazione un’idea diversa di città e di Paese.

Secondo gli organizzatori, in piazza sono scese tra le 15 e le 20mila persone.

La risposta della piazza antifascista

Il corteo è partito dal Colosseo e ha attraversato il centro storico tra cori, musica e interventi dal megafono. La mobilitazione, nata dopo un’assemblea alla Sapienza, ha riunito spazi sociali e collettivi che hanno scelto di organizzare una risposta diretta alla manifestazione di Remigrazione e Riconquista nello stesso giorno.

Fin dalle prime fasi gli organizzatori hanno sottolineato il carattere politico dell’iniziativa, presentata come una contro-narrazione rispetto alle posizioni della destra radicale sul tema migratorio e dell’ordine pubblico. L’idea alla base è stata quella di riportare al centro il tema dell’inclusione e della coesione sociale, in contrapposizione alle parole d’ordine della remigrazione.

Più fronti di mobilitazione nel cuore della Capitale

La giornata romana è stata segnata dalla sovrapposizione di più iniziative politiche e sociali. Oltre al corteo antifascista, nel quartiere Prati si è svolta la manifestazione di Remigrazione e Riconquista, mentre da piazza della Repubblica è partito il corteo dei Pro Vita diretto a San Giovanni. All’Auditorium della Conciliazione si è invece tenuta la costituente del movimento legato a Roberto Vannacci.

Nel frattempo, un secondo spezzone di manifestazione promosso da realtà studentesche e movimenti per il diritto all’abitare ha raggiunto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, contestando le politiche del governo in materia di sicurezza e immigrazione.

Secondo gli organizzatori del corteo antifascista, la contemporaneità delle iniziative dimostra la necessità di una risposta ampia sul piano sociale e politico, in grado di opporsi a quella che viene definita una crescente normalizzazione di linguaggi e posizioni considerate discriminatorie.

Il corteo e le rivendicazioni sociali

Durante il percorso, la mobilitazione ha intrecciato il tema dell’antirazzismo con quello dei diritti sociali e del lavoro. Ampio spazio è stato dedicato anche alle condizioni nei territori e nelle periferie, con interventi che hanno collegato le politiche migratorie alle disuguaglianze economiche e sociali.

Non sono mancati riferimenti a episodi di cronaca legati al lavoro precario e alla sicurezza nei cantieri, utilizzati come esempio delle criticità strutturali che attraversano il Paese. Il corteo ha proseguito fino a San Lorenzo, dove si è poi sciolto senza incidenti dopo aver attraversato alcune delle principali arterie del centro.

“Unità di classe contro la guerra tra poveri”

Nel corso della manifestazione è intervenuto Gianmarco Chilelli, segretario generale del Fronte Comunista, che ha collegato il tema della mobilitazione alle condizioni materiali dei lavoratori e alle dinamiche sociali che attraversano il Paese.

Il razzismo non può avere spazio in città, periferie e luoghi di lavoro. Questa narrazione è impostata male, la sicurezza è quella su futuro e condizioni di lavoro, qualche giorno fa c'è stato un incidente sul lavoro a Cosenza. Dobbiamo combattere il veleno della guerra fra poveri: vogliono dividere i lavoratori italiani e non. Le condizioni di vita pessime sono frutto dello sfruttamento, lavoriamo per l'unità di classe” ha spiegato Chilelli alla stampa.

Le parole del dirigente sintetizzano una delle linee politiche emerse dal corteo: la volontà di leggere il conflitto sociale non come una contrapposizione tra italiani e stranieri, ma come una questione legata ai diritti del lavoro e alla redistribuzione delle risorse.

La giornata si è chiusa con un forte afflusso di partecipanti e con la rivendicazione, da parte degli organizzatori, di aver dato visibilità a un fronte sociale ampio e articolato, deciso a contrastare sul piano politico e culturale le narrazioni della destra sulla remigrazione.

LEGGI ANCHE
LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *

Sto inviando il commento...