16 Jun, 2026 - 11:30

"Disclosure Day": ritorno agli alieni per Spielberg

"Disclosure Day": ritorno agli alieni per Spielberg

E se al di là del cielo, in un angolo remoto di questa o di un’altra galassia, esistessero davvero delle forme di vita aliena? Sin dalla notte dei tempi l’essere umano si è chiesto se da qualche parte nell’universo potesse esserci una civiltà alternativa alla nostra. Nei secoli questa idea ha stuzzicato l’immaginario di molti fino a oggi, dove si è venuto a creare un vero mito dietro Roswell, in New Mexico, e l’area 51, in Nevada.

Nel luglio del 1947, nei pressi di Roswell, furono ritrovati alcuni rottami che suscitarono grande curiosità. Dopo un iniziale riferimento a un possibile "disco volante", le autorità li attribuirono a un pallone aerostatico, ma il cambiamento di versione alimentò dubbi e speculazioni. Negli anni successivi, l'Area 51, nota base militare segreta, divenne il fulcro di teorie secondo cui i reperti di Roswell sarebbero stati trasferiti lì per essere studiati. Sebbene non esistano prove che confermino questa ipotesi, il legame tra Roswell e l'Area 51 è diventato uno dei miti più celebri della cultura ufologica.

E se c’è un regista che da sempre è stato maledettamente affascinato dall’argomento, quello è Steven Spielberg. Proprio agli inizi di carriera, nel suo primo lungometraggio amatoriale, intitolato Firelight (1964), scritto, diretto e prodotto da lui stesso, cominciò a parlare di UFO e rapimenti alieni. All’epoca aveva solo diciassette anni, ma qualche anno più tardi sfruttò quelle idee di partenza per scrivere la sceneggiatura di uno dei suoi film più apprezzati: Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977). Nel 1982, invece, presentò al pubblico la sua commedia più dolce: E.T. l’extraterrestre, con la sceneggiatura di Melissa Mathison.

Da quel momento arrivarono molti altri capolavori, che sono poi entrati nella storia della cinematografia mondiale; Il colore viola (1985), Jurassic Park (1993), Schindler's List (1993), Salvate il soldato Ryan (1998), Minority Report (2002). E questi sono solo alcuni dei titoli appartenenti alla sua lunghissima filmografia di opere di successo. Ma dopo E.T. ci sono voluti ben ventitré anni prima che tornasse a parlare di UFO e di extraterrestri. Difatti, era il 2005 quando La guerra dei mondi uscì nelle sale cinematografiche e ricevette pareri positivi sia dal pubblico che dalla critica, pur non rientrando nei suoi lavori migliori. Da allora più nulla a riguardo, ancora una volta il buio su una delle sue più grandi passioni. Fino a oggi. Sì, perché, dopo altri ventuno anni, Spielberg ha portato al cinema Disclosure Day, l’ultimo lungometraggio di fantascienza dove l’umanità deve misurarsi con una civiltà aliena.

Siamo in Virginia, alle porte della terza guerra mondiale. Lo specialista in sicurezza informatica Daniel Kellner (Josh O'Connor) entra in possesso di file video che dimostrerebbero l’esistenza inconfutabile degli extraterrestri, ma anche dell’insabbiamento di tali prove da parte del governo degli Stati Uniti e di diversi esperimenti di tortura effettuati su alcuni esemplari alieni, a cominciare dall’incidente di Roswell del 1947. Deciso a rivelare a tutti queste scioccanti verità nascoste, scappa portando con sé i file dando inizio a un rocambolesco inseguimento con le autorità della Wardex Corporation, agenzia affliliata agli U.S.A. Contemporaneamente, in Missouri, la meteorologa televisiva Margaret Fairchild (Emily Blunt) inizia a manifestare strani fenomeni paranormali e un’inspiegabile connessione mentale con Kellner. Attratti l’uno dall’altra da una sorta di magico richiamo istintivo, si ritroveranno in una corsa contro il tempo per rivelare la verità al mondo intero. 

Il soggetto del film è dello stesso Spielberg, che lo ha affidato a David Koepp per farne una sceneggiatura, alla loro quinta collaborazione. La trama si concentra sull’eterno conflitto di quanto sia giusto rivelare all’opinione pubblica i retroscena dei segreti di Stato, di come l’informazione sia spesso influenzata e manipolata dai governi, ma anche quanto l’empatia nell’uomo stia globalmente scomparendo all’ombra di un iperprogresso tecnologico. 

La base più solida su cui poggia Disclosure Day è indubbiamente l’azione: difatti, più che un lungometraggio di pura fantascienza, lo si potrebbe considerare un action movie che strizza l’occhio all’immaginario extraterrestre. In rete ho letto diversi commenti di utenti che osavano mettere in dubbio o addirittura ridicolizzare le capacità registiche di Spielberg. Il che, per chi se ne intende di cinema, corrisponde a un’autentica bestemmia. La grandezza tecnica di uno dei cineasti più prolifici di tutti i tempi viene confermata dalla maestria nel dirigere delle scene al cardiopalma, che fanno rizzare le carni. In particolare, quella del treno.

Il limite maggiore di Disclosure Day però è proprio la sceneggiatura, con troppi buchi nella trama che riducono l’intera pellicola a un frenetico giro a vuoto. Quasi come in una partita di Need for Speed. Difatti, nonostante duri 145 minuti, alla fine si ha come l’impressione che manchi metà del film. Vi lascio con una riflessione: ci siamo sempre chiesti se gli alieni esistono e se rappresentano o meno una minaccia per il nostro pianeta. E forse questo incarna appieno tutta l’arroganza dell’essere umano, che dà per scontato di appartenere a una specie eletta, elitaria, la preferita di un qualche dio. Perché non ci siamo mai chiesti se siamo noi ad essere gli alieni di qualcun altro? Per Disclosure Day 3,5 stelle su 5.

 

LEGGI ANCHE
LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *

Sto inviando il commento...