16 Jun, 2026 - 14:11

A Livorno una bambina minacciata di morte per non indossare il burqa, perché solo un partito ha preso posizione

A Livorno una bambina minacciata di morte per non indossare il burqa, perché solo un partito ha preso posizione

A Livorno, una bambina di 12 anni figlia di un padre musulmano e di una madre induista entrambi del Bangladesh, è stata minacciata al Parterre, il parco pubblico della città toscana, per non aver indossato il burqa:

virgolette
Stai attenta, altrimenti ti ammazziamo. Ti facciamo vedere noi

le avrebbe detto una donna, anche lei del Bangladesh, che indossava il tipico vestito dell'Islam più integralista. Per di più, muovendo la mano con gesti che la famiglia della dodicenne ha definito simili a quelli dei predicatori musulmani più radicali. 

La frase è riportata nella querela presentata dalla madre della ragazzina alla Polizia.

Ma la famiglia che ha lasciato libertà di culto alla piccola, per ora, ha avuto la solidarietà di un solo partito politico: Forza Italia.

A 12 anni minacciata di morte per non indossare il burqa, cosa è successo a Livorno

Secondo la denuncia, i fatti sono avvenuti nel tardo pomeriggio di sabato, quando la mamma della piccola, una 45enne originaria del Bangladesh, si trovava nel parco pubblico insieme alla figlia. 

Mentre parlava con alcune connazionali, la bambina si sarebbe allontanata di pochi metri per giocare con altri coetanei.

A quel punto, un gruppo di adulti bengalesi avrebbe circondato la ragazzina.

A guidare l’azione, sempre secondo la querela, una donna che normalmente indossa il burqa che avrebbe rimproverato la minore perché, essendo figlia di padre musulmano, "avrebbe l’obbligo di coprirsi e adempiere ai doveri religiosi".

La madre afferma che, di fronte al rifiuto della dodicenne, la situazione è degenerata: oltre ai rimproveri sarebbero arrivate promesse di imporre quelle regole con la forza, fino alla minaccia di morte.

La bambina, spaventata, è fuggita in lacrime dalla madre e nei giorni successivi non ha voluto nemmeno uscire di casa né tantomeno tornare al parco.

Nella querela, la mamma della 12enne presa di mira descrive la presunta autrice della minaccia di morte come una componente di un gruppo che avrebbe come missione l’“islamizzazione” tra i bengalesi residenti a Livorno.

Sempre la madre, inoltre, ha raccontato che episodi simili sarebbero già stati rivolti in passato alla figlia e che, a suo avviso, la frequentazione di quella donna porta alcune connazionali ad adottare rigori religiosi che prima non avevano.

Le forze di polizia hanno ricevuto la querela e sono in corso gli accertamenti per verificare le responsabilità e ricostruire la dinamica di quanto avvenuto. Non sono state rese note al momento misure cautelari o provvedimenti nei confronti delle persone segnalate nella denuncia. Ma l’indagine dovrà chiarire se si tratta di un’aggressione isolata o di una pratica di intimidazione più ampia, e se nei confronti della minorenne sussistono elementi di reato punibili secondo il codice penale. 

Le reazioni politiche

La famiglia, dopo la denuncia inoltrata alla Polizia, ha chiesto protezione: chiaramente, teme delle ritorsioni. 

Tanto più che le autorità cittadine non hanno ancora pubblicato una presa di posizione ufficiale.

Inevitabilmente però, l’episodio ha riaperto il dibattito su sicurezza, diritti individuali, integrazione e libertà religiosa.

Ma l'unica a esprimersi chiaramente su quanto denunciato è stata Chiara Tenerini, parlamentare di Forza Italia.

L'esponente del partito di Tajani ha espresso solidarietà alla famiglia e ha chiesto un intervento netto delle istituzioni locali:

virgolette
Quanto denunciato a Livorno ai danni di una ragazzina di dodici anni è di una gravità assoluta. Saranno le autorità competenti ad accertare ogni responsabilità, ma una cosa va detta subito, senza timidezze e senza equilibrismi da salotto: in Italia nessuna bambina può essere minacciata, intimidita o colpevolizzata per il modo in cui si veste

Dalla messa in discussione del femminicidio da parte di Vannacci a quanto denunciato a Livorno, non è un momento facile per le donne. Ma Tenerini l'ha messa così:

virgolette
La libertà delle donne e delle bambine non può diventare trattabile a seconda del contesto culturale, religioso o comunitario in cui viene messa in discussione. Il controllo sul corpo femminile resta controllo sul corpo femminile, anche quando prova a travestirsi da tradizione, da appartenenza o da prescrizione religiosa

Secondo la parlamentare di Forza Italia, "difendere l’integrazione significa prima di tutto difendere la legge italiana, la dignità della persona, la libertà individuale e la parità tra uomo e donna. Non esiste integrazione se una minore deve avere paura di uscire di casa, di andare al parco o di vestirsi secondo la propria libertà".

Sta di fatto che la politica sembra essersi spaccata sul caso del Parterre. A cominciare dall'amministrazione comunale di centrosinistra guidata dal sindaco Luca Salvetti:

virgolette
Se davvero, come risulta al momento, non sono ancora arrivate parole nette di condanna da parte di tutta la politica cittadina e dell’amministrazione comunale, sarebbe un fatto grave. Su una vicenda simile non possono esistere silenzi prudenti, imbarazzi ideologici o condanne a geometria variabile

ha dichiarato ancora la Tenerini:

virgolette
Per questo esprimo piena solidarietà alla bambina e alla sua famiglia, che ha avuto il coraggio di denunciare. E auspico che le istituzioni locali, tutte, sappiano pronunciare parole chiare. Perché il patriarcato va condannato sempre: non solo quando è comodo, non solo quando conferma le proprie categorie politiche, non solo quando non disturba il racconto ideologico di qualcuno. A Livorno, città di libertà e di convivenza, nessuna bambina deve sentirsi straniera nella propria libertà
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