Da 48 ore il dibattito politico italiano è stato monopolizzato dalla questione del cosiddetto “patentino antifascista”, una sorta di dichiarazione richiesta alle case editrici per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”.
A far esplodere il caso è stato un post postato domenica 14 giugno dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in cui definiva l’iniziativa “censura”.
Lo scorso anno la kermesse letteraria romana era finita al centro delle polemiche per la presenza della casa editrice di estrema destra “Passaggio al Bosco”. Circa 80 tra autori e intellettuali firmarono un appello contro la sua partecipazione.
Nelle ultime ore stanno facendo molto discutere le dichiarazioni del ministro della Giustizia, Carlo Nordio che ha definito “grottesca” l’iniziativa.
A finire al centro delle polemiche è stato il Guardasigilli, Carlo Nordio, che commentando l’iniziativa degli organizzatori di “Più Libri Più Liberi”, in programma a Roma a dicembre 2026, ha definito “grottesco” chiedere “un’attestazione di antifascismo in una manifestazione culturale”.
Parlando al Tg3, ieri sera, il ministro della Giustizia ha chiarito che il “fascismo va condannato”, ma ha anche ribadito quanto dichiarato in mattinata accendendo lo scontro, ovvero, che mentre si chiedono attestazioni di antifascismo non si vuole cambiare il codice penale Rocco, firmato da Benito Mussolini.
Aveva commentato Nordio che poi aveva aggiunto:
Concetto ribadito in serata ai microfoni del Tg nazionale:
Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 14, 2026
È così che la sinistra concepisce la libertà di…
Immediate le reazioni del centrosinistra.
Il leader di AVS, Angelo Bonelli, ha definito le “vergognose” le dichiarazioni di Nordio che a suo giudizio “strizzano l’occhio ai neofascisti di Vannacci”.
Ha detto Bonelli.
Lapidario il commento dell’Associazione Nazionale Magistrati che ha sottolineato come il testo più importante della giustizia italiano non sia il Codice Penale, bensì la Costituzione.
Si legge in un post sui social dell’Anm.
Ed è la nostra Costituzione. pic.twitter.com/ExbOjdnTos
— ANM Associazione Nazionale Magistrati (@ANMagistrati) June 15, 2026
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