16 Jun, 2026 - 17:25

Ungheria, approvato il limite di due mandati: l'emendamento che può bloccare il ritorno di Orban

Ungheria, approvato il limite di due mandati: l'emendamento che può bloccare il ritorno di Orban

Il Parlamento ungherese ha approvato un emendamento costituzionale che introduce un limite rigoroso ai mandati dei capi di governo e avvia una serie di profonde riforme istituzionali. La misura, sostenuta dalla maggioranza guidata da Péter Magyar, segna un passaggio politico rilevante e potrebbe avere conseguenze dirette sul futuro dell’ex primo ministro Viktor Orban. Oltre alla riforma dei mandati, il provvedimento interviene anche su enti pubblici strategici.

Emendamento costituzionale in Ungheria: limite ai mandati e riforma delle istituzioni

Il Parlamento ungherese ha adottato, il 15 giugno 2026, un emendamento che prevede l’introduzione di un rigoroso limite di mandato per i capi di governo.

L’emendamento in questione è stato approvato con 135 voti a favore e 50 contrari. Il partito di Péter Magyar, TISZA, detiene la maggioranza dei due terzi in Parlamento, il che consente al governo di realizzare la propria agenda.

Le posizioni politiche in Parlamento risultano divise tra contrari e astenuti. Il partito dell’ex primo ministro Viktor Orbán, Fidesz, e KDNP hanno votato contro la misura, mentre il partito di estrema destra Mi Hazánk si è astenuto.

Limite ai mandati e potenziali effetti su Orban

Il primo ministro ungherese, Péter Magyar, ha presentato l’emendamento costituzionale che introduce un limite di mandato retroattivo per i premier pari a otto anni, ovvero due mandati. In particolare, la modifica prevede una regola che limita complessivamente la durata dei mandati e, qualora diventasse legge, si applicherebbe anche ai mandati svolti a partire dal maggio 1990. Dopo l’approvazione dell’emendamento costituzionale, Viktor Orban potrebbe non tornare più alla guida del paese.

L’emendamento dovrà ora essere esaminato e approvato dal presidente ungherese, Tamás Sulyok, che è stato nominato durante il governo Orbán. Anche Sulyok è nel mirino di Magyar, insieme ad altri funzionari nominati dall’ex primo ministro. Il presidente ha però respinto la richiesta di dimissioni volontarie avanzata da Magyar.

Il TISZA di Péter Magyar ha trionfato alle elezioni parlamentari del 12 aprile. Il risultato ha posto fine al lungo governo di Orbán, che ha guidato l’Ungheria per due decenni, di cui 16 anni consecutivi.

La reazione di Viktor Orban

L’ex primo ministro ha rilasciato, il 15 giugno, un’intervista al giornale ungherese Index. Commentando l’emendamento, ha affermato di ritenere “ridicolo” che “in Ungheria chiunque possa essere escluso dal popolo”. Orban ha aggiunto che la decisione spetta al popolo, come è accaduto nell’ultima tornata elettorale.

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Sebbene Orban abbia perso le elezioni legislative, è stato rieletto il 13 giugno come presidente del suo partito senza avversari.

Orban è entrato in politica alla fine degli anni ’80. Nel 1998 Fidesz ha vinto le elezioni e Orban è diventato per la prima volta primo ministro dell’Ungheria. Quattro anni dopo ha perso le elezioni ed è andato all’opposizione. Tra il 2002 e il 2010 Orban è stato una figura centrale dell’opposizione. Nel 2010 è tornato al governo con una vittoria schiacciante e una maggioranza di due terzi in Parlamento, che gli ha consentito di modificare profondamente il sistema politico ungherese.

Altre riforme e questione dei fondi europei

La maggioranza dei due terzi consente al governo di Magyar di portare avanti le proprie promesse elettorali e di introdurre importanti cambiamenti a Budapest.

L’emendamento proposto da Péter Magyar non riguarda solo aspetti politici ma anche la riorganizzazione delle fondazioni universitarie. Nello specifico, prevede l'eliminazione dell’Ufficio per la Protezione della Sovranità e delle 34 fondazioni di gestione patrimoniale di interesse pubblico (KEKVA), che attualmente amministrano diversi beni statali, tra cui 21 università.

Le riforme promosse dal governo Magyar si inseriscono anche nel tentativo di sbloccare i fondi europei attualmente congelati. La maggior parte di questi dovrebbe essere sbloccata entro la fine di agosto.

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