16 Jun, 2026 - 17:10

Il Mondiale di Infantino tra provocazioni, jet privati e cadute di stile

Il Mondiale di Infantino tra provocazioni, jet privati e cadute di stile

La figura di Gianni Infantino non ha mai fatto impazzire i tifosi di calcio. Il presidente della FIFA è sempre stato un personaggio controverso ma, dopo i Mondiali in corso, il gradimento è destinato a calare ulteriormente. Colpa di una serie di scivoloni che rischiano di costare caro al 56enne svizzero, che non sembra però preoccupato. D'altronde Infantino vive nella sua bolla, dove tutto gli è concesso. Una sorta di presidente super partes libero di dire ciò che vuole e quando vuole, nonostante le sue dichiarazioni e i suoi atteggiamenti sembrino del tutto fuori luogo.

L'ultimo atto di megalomania arriva proprio dagli Stati Uniti, dove il presidente della FIFA ha deciso di assistere a quante più partite possibili servendosi di un jet privato. Il suo Mondiale itinerante ha mandato su tutte le furie gli ambientalisti, che hanno alzato la voce senza avere risposte. Ma d'altronde Infantino non è intenzionato a interrompere il proprio show, di cui anche l'Italia è diventata vittima sacrificale. La battuta sull'ennesimo fallimento del nostro calcio è sembrata del tutto fuori luogo, nonostante corrisponda alla verità. Il fatto che a dirlo con determinati toni sia stato il presidente della FIFA, però, è apparso decisamente esagerato.

Infantino e il Mondiale sul jet privato

I continui viaggi tra Stati Uniti, Messico e Canada hanno spinto Infantino ad accomodarsi a bordo di un lussuoso jet privato. Il presidente della FIFA ha deciso di assistere a due partite dei Mondiali al giorno, progetto realizzabile solo con un mezzo privato di questo genere. Il jet gli è stato fornito da Qatar Airways come parte integrante dell'accordo di sponsorizzazione con l'organo di governo mondiale. Così Infantino, dopo aver assistito alla partita inaugurale del torneo a Città del Messico giovedì scorso, è volato immediatamente a Guadalajara per la vittoria della Corea del Sud contro la Repubblica Ceca.

Il giorno successivo era a Los Angeles per la vittoria per 4-1 degli Stati Uniti contro il Paraguay, prima di seguire Qatar-Svizzera a San Francisco e Australia-Turchia a Vancouver. In questo modo il numero uno delle FIFA percorrerà più chilometri di qualsiasi altra nazionale, anche più della Bosnia attesa da un viaggio di 3.144 miglia tra Toronto, Los Angeles e Seattle. E poco importa se lo stesso Infantino contribuirà a rendere questo Mondiale il più inquinato di sempre, con circa 9 milioni di tonnellate di anidride carbonica prodotti.

Le polemiche con l'Iran

Nelle ultime ore è montata la polemica tra il ct dell'Iran, Amir Ghalenoei, e lo stesso Infantino. Dopo il pareggio contro la Nuova Zelanda il presidente della FIFA si è complimentato con la nazionale asiatica, ringraziandola per essere negli Stati Uniti e "aver dimostrato al mondo di essere una squadra da Mondiali". 

Ghalenoei, però, non è rimasto in silenzio dando voce all'insoddisfazione della sua nazionale. "Capisco quanto sia difficile per voi essere qui. Siamo la squadra più penalizzata e maltrattata di tutti i Mondiali. Ad essere sincero non ne conosco il motivo, penso che sia ingiusto", ha commentato il commissario tecnico. Anche il capitano Mehdi Taremi non ha risparmiato Infantino: "Siamo stanchi, abbiamo avuto diversi problemi negli ultimi mesi. Vogliamo solo la pace e la FIFA avrebbe dovuto sostenerci di più".

L'Italia e la caduta di stile

Solo qualche giorno fa il numero uno della FIFA ha fatto infuriare il popolo azzurro con una battuta che del sarcasmo ha davvero poco. L'invito ad ampliare il Mondiale a 64 o anche a 208 squadre per permettere all'Italia di qualificarsi non è piaciuta ai vertici del nostro calcio, con il ministro per lo Sport Andrea Abodi che ha invitato Infantino a "rispettare la storia e la dignità del calcio italiano".

Al di là delle motivazioni politiche nascoste dietro le sue parole, le dichiarazioni di Infantino sono apparsa coerenti con il personaggio che abbiamo imparato a conoscere. Un presidente altezzoso le cui scelte sembrano derivare da logiche economiche e istituzionali, mai realmente vicine al vero interesse per il calcio.

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