Quanto è complesso per una vittima di incesto durante il periodo dell’adolescenza mantenere chiara nell’inconscio la distinzione su cosa sia un genitore e cosa un compagno? Ne La cronologia dell’acqua, il lungometraggio d’esordio di Kristen Stewart, forse per lo spettatore la riflessione più immediata è questa. Quanto sottile diventa il confine psicologico per consentire davvero a un ragazzo o a una ragazza di ricordare che il proprio stupratore non è un partner all’interno di una relazione di coppia, bensì un padre o una madre affetti da una parafilia? A pochi minuti dall’inizio della pellicola diviene subito lampante che la protagonista Lidia, interpretata dall’attrice Imogen Poots, è stata privata dal papà della capacità di distinguere i ruoli e, per quanto dolorosi fossero gli abusi, a un certo punto ha iniziato a vivere quel rapporto familiare come se fosse un matrimonio esausto.
Ma partiamo con ordine: il soggetto del film è tratto dall’omonimo memoir autobiografico della scrittrice statunitense Lidia Yuknavitch. L’opera, pubblicata nel 2011, ebbe successo per lo stile narrativo frammentario, impetuoso, viscerale, che non segue una linearità perfettamente retta, ma si lascia trainare dal dolore e dalla confusione, risultando a tratti come la descrizione di un attacco psicotico. Quasi alla maniera turbolenta del vento che trascina le onde.
Lidia Yuknavitch, nata a San Francisco nel 1963, è cresciuta all’interno di un contesto familiare disfunzionale. Seconda di due sorelle, il padre cominciò ad abusare sessualmente di entrambe sin da piccole. La madre era affetta da una grave depressione e, benché fosse cosciente delle violenze subite dalle figlie, rimase al fianco del marito senza mai opporvisi. Durante il liceo, Lidia venne notata dal suo allenatore di nuoto, che cercò di aiutarla a diventare una nuotatrice professionista. La famiglia si trasferì poi in Florida per consentire a Lidia di proseguire negli allenamenti a livello agonistico. Tuttavia, divenne però alcolista e prese a fare uso di sostanze psicotrope, dunque quel sogno sfumò rapidamente. Dopo aver perso la borsa di studio ottenuta grazie al nuoto presso un college in Texas, qualche tempo dopo si spostò a Eugene dove frequentò l’università dell’Oregon.
Tra il 1987 e il 1988 partecipò a un corso di scrittura tenuto da Ken Kesey, l’autore del celebre best seller Qualcuno volò sul nido del cuculo, da cui è stato tratto il lungometraggio omonimo, con Jack Nicholson nel ruolo principale. Ebbene, fu giustappunto in quel biennio che la Yuknavitch, all’epoca Yukman, si rese conto del suo grande talento letterario.
Tornando a La cronologia dell’acqua, la sceneggiatura è stata adattata dal libro da Kristen Stewart, qui al suo esordio cinematografico a seguito di una lunga carriera attoriale, insieme allo scrittore, cineasta e produttore Andy Mingo. La difficoltà maggiore nella trasposizione di un memoir così denso di emotività, che arriva rapido e tagliente come una scheggia, era il rischio di scivolare in una narrazione caotica. La Stewart, invece, è riuscita inspiegabilmente nell’arduo compito di restituire l’opera com’è nel testo originale. Per il suo primo progetto da regista ha scelto di misurarsi con un obiettivo a dir poco ostico, con pochissime esperienze pregresse alla direzione di cortometraggi.
E se l’inizio risulta sfrenato, intenzionalmente disordinato nella ricostruzione dei frammenti di memoria della protagonista, via via che la trama si sviluppa, in contemporanea col processo di maturazione di Lidia, è come se l’irrequietezza, dettata da un lato dalla giovane età e dall’altro dai disturbi insorti a causa dell’incesto paterno, si placasse. Ed è lì che il racconto piano piano si trasforma, conducendo lo spettatore per mano verso il complicato processo di guarigione di una ragazza costretta a diventare troppo presto adulta. Una delle scene più significative è quella in cui la madre e le due figlie, ormai grandi, si ritrovano tutte al fianco del marito e padre, rendendo palese che più che un nucleo familiare, appaiono come tre donne che hanno condiviso lo stesso compagno. Per La cronologia dell’acqua, 4 stelle su 5.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *