20 Jun, 2026 - 11:30

"Ricchi... da morire - Delitti in famiglia": John Patton Ford rielabora il capolavoro di Robert Hamer

"Ricchi... da morire - Delitti in famiglia": John Patton Ford rielabora il capolavoro di Robert Hamer

Oggi, è davvero possibile vivere felici senza essere ricchi? Forse è questa la domanda più immediata che balza nella mente dello spettatore dinnanzi a un lungometraggio come Ricchi… da morire – Delitti in famiglia, diretto dal regista statunitense John Patton Ford. O per lo meno è quel che mi sono chiesta già dopo una decina di minuti dall’inizio del film. Ricordo bene di aver pensato: “una vita normale sembra non bastare proprio più a nessuno”, giusto qualche attimo prima che uno dei personaggi lo facesse notare al protagonista.

Ebbene, Ford, qui alla seconda pellicola, pare essere ossessionato dagli individui appartenenti alla classe media, che scelgono deliberatamente di delinquere senza alcuno scrupolo di coscienza pur di tentare la scalata sociale. Ma se in Emily the Criminal la protagonista si “limita” ad avventurarsi nel sottobosco criminale di Los Angeles partendo da piccole frodi finanziarie, in Ricchi… da morire – Delitti in famiglia Becket Redfellow, interpretato da Glen Powell, spinto dal desiderio di riscattare la madre defunta e di ottenere la posizione economica che avrebbe dovuto spettargli sin dalla nascita, è disposto a fare una carneficina.

Siamo nel New Jersey, verso la fine degli anni ottanta. La diciottenne Mary Redfellow, appartenente a una facoltosa famiglia di spicco, conosce un giovane musicista a un ballo. Passando la notte insieme a bordo di un furgoncino, Mary rimane incinta. Decisa a tenere il bambino, lo comunica al padre che però la ripudia, cacciandola di casa. Ritrovandosi a crescere Becket da sola, diversi anni dopo Mary si ammala e muore. Becket, rimasto orfano, da adulto deciderà di rintracciare uno a uno i suoi parenti e di farli fuori per poter rimanere l’unico erede di un patrimonio pari a dieci miliardi di dollari.

Se la sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Ford, il soggetto però è tratto da Sangue blu, del 1949, diretto da Robert Hamer, che a sua volta è liberamente ispirato al romanzo Israel Rank: The Autobiography of a Criminal (1907) dello scrittore Roy Horniman. C’è da dire però che Sangue blu viene ritenuto un capolavoro che, nel 1999, è stato inoltre inserito al sesto posto della BFI 100, la lista dei cento migliori film britannici del XX secolo secondo il British Film Institute. Pensate che, al tempo, l’attore Alec Guinness dovette interpretare ben nove ruoli distinti, tra cui uno femminile.

L’opera è un’allegoria satirica che ritrae aspramente i costrutti sociali dell’epoca così come la tendenza umana all’avidità, ma che nella civiltà iper capitalistica di oggi risulta ancor più calzante. Nel caso di Ricchi… da morire – Delitti in famiglia non si può dire altrettanto. Il secondo lavoro di John Patton Ford si limita a essere una commedia nera che, per quanto possa risultare godibile, si dimentica in fretta. Sicuramente intrattiene, ma fatica a lasciare un’impronta tanto incisiva da elevarsi al di sopra delle tipiche proposte tiepide da programmazione cinematografica estiva. 3,5 su 5.  



 

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