24 Jun, 2026 - 14:09

USA, il Senato vota sui poteri di guerra di Trump: cresce lo scetticismo sull'Iran al Congresso

USA, il Senato vota sui poteri di guerra di Trump: cresce lo scetticismo sull'Iran al Congresso

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione sui poteri di guerra del presidente in relazione al conflitto con l'Iran, segnando una rara presa di posizione bipartisan sul tema. Il voto arriva in un momento particolarmente delicato per l'amministrazione Trump, tra i negoziati con Teheran e le divisioni all'interno dello stesso Partito Repubblicano.

USA, il voto del Senato sulla risoluzione sui poteri di guerra

Il Senato degli USA ha approvato per la prima volta il 23 giugno 2026 una risoluzione sui poteri di guerra del presidente.

I senatori statunitensi hanno votato per la decima volta. La risoluzione è stata approvata con 50 voti a favore e 48 contrari.

Quattro repubblicani hanno votato a favore della risoluzione sui poteri di guerra: Lisa Murkowski dell'Alaska, Rand Paul del Kentucky, Bill Cassidy della Louisiana e Susan Collins del Maine. Un senatore democratico, il senatore John Fetterman della Pennsylvania, ha invece votato contro. Due repubblicani, invece, erano assenti al voto.

Il partito repubblicano di Donald Trump detiene la maggioranza in entrambe le Camere. Si tratta di un'importante presa di posizione, nonostante la stretta maggioranza. Tuttavia, la risoluzione non verrà inviata alla Casa Bianca per la firma e non diventerà legge, risultando quindi in gran parte simbolica.

Alcuni osservatori sostengono che il voto indica una diffidenza dei legislatori americani sugli sforzi dell'amministrazione americana, sotto la guida di Trump, di porre fine al conflitto contro l'Iran.

La Camera dei Rappresentanti ha approvato la risoluzione all'inizio del mese di giugno.

I media americani riportano che il voto sui poteri di guerra è arrivato all'indomani della richiesta del Pentagono di circa 80 miliardi di dollari aggiuntivi dal Congresso. Questa richiesta riguarderebbe principalmente il coprire i costi delle operazioni militari contro l'Iran, oltre ad altre spese, ma allo stesso tempo si aggiungerebbe al già enorme aumento della spesa militare promosso dall'amministrazione Trump. Da questa prospettiva, la richiesta di finanziamenti del Pentagono si scontrerebbe con lo scetticismo di alcuni legislatori.

La reazione di Donald Trump

Il presidente americano ha criticato l'approvazione della risoluzione e ha definito la votazione, in un post su Truth Social, "inopportuna e inutile":

virgolette
Quindi, ho l'Iran alle corde, pronto a crollare, disposto a darci praticamente qualsiasi cosa, e per la prima volta in decenni, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti e il suo Presidente, IO, e il Senato degli Stati Uniti decide di votare in modo inopportuno e inutile sul War Powers Act, dicendo al principale sponsor del terrorismo al mondo che agli Stati Uniti non piace quello che sto facendo loro, e che devo fermarmi, e così facendo ho fornito aiuto e conforto al Nemico.

Trump ha definito i quattro senatori repubblicani che hanno votato a favore della risoluzione "perdenti":

virgolette
Quattro repubblicani perdenti hanno votato con i democratici, e l'Iran ha chiesto al mio popolo: Cosa significa tutto questo?. Questi senatori mi hanno appena reso il lavoro più difficile, ma lo farò, in un modo o nell'altro, perché lo faccio sempre!

I colloqui con l'Iran

Il presidente americano ha firmato il 17 giugno il memorandum d'intesa con l'Iran che dà il via a un periodo di 60 giorni per raggiungere un accordo. Diverse figure del partito repubblicano hanno però criticato l'accordo provvisorio raggiunto tra Washington e Teheran.

Il vicepresidente degli USA, JD Vance, si è recato durante il fine settimana in Svizzera per i colloqui di alto livello. Tra i temi più importanti figurano il programma nucleare iraniano, la riapertura dello Stretto di Hormuz ma anche la situazione in Libano.

Il voto del Senato evidenzia come la gestione del dossier iraniano continui a dividere la politica americana, anche all'interno del Partito Repubblicano.

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