La scelta di introdurre l'hydration break in tutte le partite del Mondiale continua a dividere tifosi, allenatori e addetti ai lavori. La misura era stata annunciata già nei mesi precedenti al torneo, con l'obiettivo di tutelare i calciatori dal caldo e dall'umidità presenti tra Stati Uniti, Messico e Canada. Tuttavia, dopo le prime settimane di gare, il meccanismo della FIFA ha rivelato più di una falla.
A far discutere non è soltanto l'utilità della pausa, ma il suo impatto sul gioco e il sospetto (fondato) che dietro la scelta si nascondano interessi commerciali. La sensazione è che sia uno stratagemma pensato per aumentare gli incassi e massimizzare i profitti, a discapito di un calcio sempre più legato alle dinamiche del business.
La FIFA ha deciso di introdurre due pause obbligatorie di circa tre minuti per ogni partita, una a metà del primo tempo e una a metà della ripresa. Finora la regola è stata applicata indipendentemente dalla temperatura e dalle caratteristiche dello stadio, anche quando il caldo non rappresentava un problema reale. Di fronte alle critiche, il presidente Gianni Infantino ha difeso con forza la sua scelta. Secondo il numero uno della FIFA, infatti, l'obiettivo è esclusivamente sportivo. In un torneo che dura oltre un mese, concedere un momento per recuperare energie è fondamentale per mantenere alta l'intensità delle gare.
La spiegazione, però, non sembra convincere del tutto. Nonostante Infantino abbia respinto le accuse legate a possibili vantaggi economici, è chiaro che dietro l'hydration break ci sia un mondo fatto di sponsor e pubblicità. Il presidente ha sottolineato come gli accordi commerciali siano stati definiti molto prima dell'inizio della competizione e come la federazione non ottenga ricavi aggiuntivi dalle pause. Strano, però, che non ci siano stati ripensamenti nemmeno in Inghilterra-Ghana, quando la temperatura percepita a Foxborough era di appena 18 gradi.
Più di un allenatore ha espresso la sua perplessità, sostenendo che le pause interrompano il flusso naturale della partita e modifichino una delle caratteristiche di questo sport: la continuità del gioco. Marcelo Bielsa è stato tra i più critici, spiegando come il calcio abbia sempre avuto una propria identità e come le interruzioni programmate rischino di alterarne l'essenza.
Anche Thomas Tuchel si è lamentato per il sistema introdotto dalla FIFA, mentre Gary Neville ha definito l'hydration break una "pausa pubblicitaria mascherata". E se le lamentele provengono anche dagli spalti, significa che lo spettacolo ne risente realmente. In diverse occasioni i tifosi hanno accompagnato l'annuncio dell'hydration break con i fischi, scagliandosi contro Infantino e soci.
Ma cosa accade durante questi tre minuti? E perché sono così importanti per la FIFA? Molte emittenti televisive sfruttano l'interruzione del gioco per trasmettere spot pubblicitari, pagati a peso d'oro in cambio di una visibilità senza eguali. Un meccanismo che ricorda quello del Super Bowl, dove gli spazi pubblicitari sono arrivati a sfiorare gli 8 milioni di dollari.
Non siamo ancora a quei livelli, ma la sensazione è che il listino possa alzarsi notevolmente dai quarti di finale in poi. E se l'hydration break è stato presentato durante un evento dedicato ai broadcaster televisivi un motivo ci sarà. Sta di fatto che le pause modificano il corso delle sfide, con un impatto troppo spesso sottovalutato.
Diversi studi hanno evidenziato come l'hydration break influenzi l'inerzia della gara: in molti casi la squadra che stava dominando perde slancio dopo la sosta, mentre quella in difficoltà riesce a riorganizzarsi. Un altro aspetto riguarda la gestione del tempo. Pur essendo pause obbligatorie e programmate, infatti, il cronometro continua a scorrere e il recupero assegnato a fine gara non sempre compensa l'interruzione.
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