25 Jun, 2026 - 19:12

Dopo i rifiuti, il film. Dopo le religioni, gli influencer: Filippo Giardina e il mondo secondo Strudel

Dopo i rifiuti, il film. Dopo le religioni, gli influencer: Filippo Giardina e il mondo secondo Strudel

Pigneto, un martedì qualsiasi di fine giugno. Roma non è semplicemente calda: è ferma. L’aria si appiccica alle superfici, rallenta i movimenti, costringe le conversazioni a dilatarsi. È il tipo di giornata in cui anche restare seduti diventa una scelta più faticosa del necessario.

In un bar del quartiere, su un tavolino all’ombra incerta di un ombrellone, ci sono uno spritz e un calice di vino. Di fronte a me, Filippo Giardina aspetta di cominciare questa lunga chiacchierata.

Non è un’intervista nel senso classico. Perché Strudel, almeno sulla carta, è un film. Nella pratica è molto di più: un attacco al sistema del cinema italiano, una riflessione sulla morte della satira e un ragionamento sui nuovi culti digitali che hanno sostituito le vecchie religioni.

Quando incontro Filippo Giardina, Strudel è ancora in attesa del suo rilascio pubblico e il trailer non è ancora uscito. Lo farà il giorno successivo. Oggi, 25 giugno, mentre scrivo queste righe, quel trailer ha appena fatto il suo debutto su Youtube e il crowfunding è a metà dell'opera in soli 7 giorni.

Giardina: "Dopo l'ennesimo no, il film me lo sono fatto da solo". Così è nato Strudel

A cinquant'anni, dopo tante porte chiuse e progetti lasciati marcire nei cassetti, Filippo Giardina ha deciso di smettere di chiedere permessi. 

Il risultato si chiama Strudel, un film nato fuori dai circuiti tradizionali, finanziato con ostinazione e accompagnato da una campagna di crowdfunding che, in pochi giorni, ha raccolto migliaia di euro. 

Insomma, un atto d'accusa contro un sistema che, secondo il comico attore romano, scoraggia chi prova a muoversi fuori dalle logiche consolidate dell'industria.

L'idea di Strudel nasce da lontano. Il titolo deriva da un vecchio monologo incentrato su una religione immaginaria degli atei: 

virgolette
Aveva tre comandamenti molto semplici: è vietato decidere per gli altri, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso e vietato prendersi sul serio. Visto che secondo me tutte le religioni sono violente, allora ho pensato Strudel, che se lo immagini mentre lo gridi sembra una cosa quasi nazista, no? Cioè è violenta. E considerato che le religioni piacciono, secondo me, alle persone violente, di base mettiamo un nome che rimandi a quel mondo.

Spiega Giardina. Eppure, a trasformare quella suggestione in un film è stata anche una precisa volontà: 

virgolette
Mi piaceva raccontare, provare, intercettare questo cambio che c'è stato nel gusto delle persone, sempre più sollecitate da mille stimoli, mille device diversi. Ho cercato di fare un film veramente sperimentale, non uno di quelli che dice, è sperimentale ma poi è il classico film che se avessi avuto più soldi l'avrei fatto meglio. E quindi che mischiasse proprio tanti generi diversi.

E qui arriva anche la prima stoccata di questa lunga intervista: l’età che avanza e la frustrazione accumulata negli anni:

virgolette
Perché adesso? Perché mi andavi farlo, prima di tutto. Avevo fatto 50 anni e ho detto: “voglio fare un film”. Dopo l'ennesimo rifiuto ricevuto ho deciso che il film me lo sarei fatto da solo. E da lì è iniziato un viaggio, perché fare un film da soli in Italia è davvero un inferno

L'affondo al sistema cinema: «Una mafietta decide chi può entrare»

Lo dice così, Giardina, senza mezzi termini o peli sulla lingua. D’altronde neppure i suoi monologhi vanno molto per il sottile, dunque perché ingentilirsi adesso? 

virgolette
Non c'è alcun interesse a distribuire un prodotto che è stato già realizzato. 

Il problema non riguarda soltanto i finanziamenti, ma l'intera struttura produttiva del cinema italiano:

virgolette
Nel momento in cui un film entra nel circuito produttivo tradizionale, tutti guadagnano lungo il percorso. Se invece arrivi con un film già finito, diventi una sorta di scheggia impazzita

E Strudel è proprio questo. Motivo per cui "se io non guadagno, il film non mi interessa" o, almeno, questo è quello che potrebbe dire uno qualunque degli addetti ai lavori. Inutile tentare anche la via della vendita degli eventuali biglietti, che non avrebbe cavato un ragno dal buco:

virgolette
Noi siamo abituati a chiamare mafia soltanto le organizzazioni criminali che sparano. In realtà la mafia è prima di tutto una mentalità. Quando un gruppo ristretto di persone decide chi può entrare e chi deve restare fuori, per me quella è già una forma di mafietta

Che fare allora? Il passo successivo è quello di provare a guardare all’intricato e surreale mondo dei finanziamenti. E se si parla di fondi, il primo a venire in mente è quello statale: il tax credit. 

virgolette
Il punto è che io non ho una struttura produttiva alle spalle. Ho fatto una cosa piuttosto folle: ho realizzato tutto da solo. Non sono una società di produzione e non ho mai avuto una società che potesse accedere facilmente a determinati strumenti.

Nella pratica, però, il tax credit è molto meno accessibile di quanto sembri:

virgolette
Il tax credit è uno strumento che ha senso per chi è già strutturato. Di fatto si tratta di uno sconto fiscale sull'anno successivo. Quindi devi già essere una realtà produttiva importante per poterne beneficiare davvero. Se sei un autore indipendente, il problema non è avere uno sconto sulle tasse future. Il problema è trovare i soldi per fare il film oggi. Ed è qui che il sistema diventa estremamente difficile da attraversare. 

E questo finisce per scoraggiare chi vorrebbe iniziare:

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Un ragazzo di venticinque anni che vuole raccontare una storia probabilmente rinuncia al cinema e apre un account TikTok ed è un peccato. Perché io vorrei vedere ventenni che fanno film. Magari brutti, pieni di errori, ma almeno raccontano mondi che io non conosco. Invece continuiamo ad avere persone sempre più adulte che spiegano ai giovani come dovrebbero vivere, spesso senza coinvolgerli davvero.

Quando gli influencer sostituiscono i sacerdoti

Filippo Giardina ride ma, come accade spesso quando sale su un palco, il discorso parte da un punto preciso per poi allargarsi fino a inglobare tutto il resto: il cinema, la satira, la politica, internet, il bisogno di appartenenza e persino le religioni.

O meglio: quelle che continuiamo a chiamare religioni.

Perché secondo il comico il problema è proprio questo. Pensiamo di esserci liberati dei dogmi, ma abbiamo semplicemente cambiato altare: 

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Oggi assistiamo a una frammentazione dei culti. Ognuno ha il proprio piccolo papa di riferimento. 

Il Vaticano, in questa storia, c'entra poco. I nuovi sacerdoti vivono altrove. Il riferimento è agli influencer, attivisti, commentatori, divulgatori e creator, attorno a cui si costruiscono comunità che spesso replicano gli stessi meccanismi delle religioni che dichiarano di aver superato:

virgolette
Adesso mi ritrovo mille nuove forme di religione incomprensibili e incriticabili. Come si gestiscono tutte queste forme? Si prendono per il culo.

La frase arriva quasi in mezzo a una battuta, ma resta sospesa nell'aria molto più di tante analisi sociologiche.

«La satira è morta»: l'accusa alla cultura dei social

Se il sistema tende a scoraggiare chi prova a entrare, per Giardina resta una sola possibilità: aggirarlo. È così che Strudel ha trovato nel crowdfunding la sua strada. E anche qui il comico non rinuncia all'ironia:

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Se mi concedi una battuta, il passo successivo sarebbe stato il suicidio. Perché dopo il crowdfunding non resta molto altro. L'obiettivo minimo della raccolta è sostenere un tour in diverse città italiane e accompagnare personalmente le proiezioni. Vorrei essere presente alle proiezioni, incontrare il pubblico, fare due chiacchiere dopo il film

Ma il rapporto diretto con il pubblico apre anche un'altra riflessione. Più ampia. Perché, secondo Giardina, il problema oggi non è soltanto trovare una sala disposta a proiettare un film. È trovare persone ancora disposte ad ascoltare:

virgolette
La satira è morta ovunque. Perché presuppone una lotta contro i mulini a vento che oggi le persone non vogliono fare. L'ultimo spettacolo che sto portando in giro è “La banalità del bene”. È diventato quella la vita delle persone: cioè o sono bestie o devono cercare di uscirne bene.

E spiega: 

virgolette
Nessuno, se vuoi fare satira, può essere una bestia, ma nemmeno uscirne bene. Quindi l'idea è che ti rivolgi a quella piccola parte di pubblico che è ancora interessata a sentire un punto di vista non convenzionale. Io mi sforzo moltissimo di cercare di fare discorsi ambigui, ma che se li ascolti li capisci. Ricordiamoci, la gente va pure un po' scioccata. E non per seguire Vannacci, ma proprio per creare un'alternativa ai Vannacci.

E questo è uno dei tanti nodi di fondo. La parola chiave è ascoltare:

virgolette
Mentre ascolti qualcosa già devi dire cosa ne pensi. Nessun essere umano ha punto di vista sul tutto, anche su cose complesse in cinque secondi. Così, non avendo nulla da dire la maggior parte delle persone copiano il ducetto di riferimento che è il proprio influencer di turno.

Un film nato fuori dalle regole: la provocazione come metodo

L’ora è quasi scaduta e le ultime battute di questa lunga intervista volteggiano nell’aria. La domanda rimane: che sarà di Strudel? Intanto, però, Giardina ha smesso di aspettare:

virgolette
Ormai sono abbastanza vecchio da non avere più molta voglia di aspettare il permesso di qualcuno. Mi divertiva fare questo film e l'ho fatto, già questo, per me, rappresenta una vittoria. Naturalmente spero che il pubblico lo accolga bene. Spero che il tour funzioni e che le sale aumentino. Ma l'esperienza in sé è stata talmente intensa e divertente che, in qualche modo, il risultato è già stato raggiunto.

Così, in definitiva, ci ritroviamo fra le mani un film che esce fuori dalle etichette, si diverte a mescolare i generi e serve più a provocare che a intrattenere e basta: 

virgolette
La provocazione non è un gesto aggressivo: è un invito alla relazione. Se io ti provoco, ti sto chiedendo di reagire, ti sto dicendo: confrontiamoci, parliamone. Per questo credo che dietro ogni provocazione autentica ci sia anche una forma di affetto. 

Lo spritz è finito da un pezzo. Il sole è sceso dietro i palazzi del Pigneto. Strudel deve ancora incontrare il pubblico. Ma una cosa è già chiara: per Filippo Giardina il film è soltanto il mezzo. Il bersaglio è tutto il resto.

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