Bruno Valentini è stato sindaco di Siena e ora chiede al governo di esercitare lo strumento del golden power per evitare lo “scippo” del Monte dei Paschi e invita il sindacato a proclamare lo sciopero generale per sostenere questa posizione.
Valentini dice che il consiglio comunale ha giustamente rilevato il tema delle possibili ricadute sulla gestione del Debito Pubblico (Intesa acquisirebbe un’influenza quasi monopolistica in ambito italiano) ed io aggiungo che l’articolo 47 della Costituzione stabilisce che la Repubblica protegge il risparmio e tutela l’esercizio del credito. Cosa significherebbe l’esercizio del golden power da parte dello Stato, nel caso che l’Opas di Intesa-Unipol andasse avanti? Che potrebbero esserci dei margini per tutelare, diciamo così, parte del radicamento territoriale del Monte dei Paschi e della forza lavoro, che altrimenti verrebbe smembrata, prosciugata ed umiliata”.
L’ex sindaco invita alla mobilitazione: “Quanta energia avrà questo appello? Dipende dalla ostinazione con cui verrà portato avanti e dalle alleanze che Siena riuscirà a stringere, fuori e dentro la Toscana. Se volessimo aumentare il volume della nostra voce, dovremmo ipotizzare anche azioni più clamorose, che smentiscano l’immagine della rassegnazione con cui certa stampa ci dipinge”.
Valentini aggiunge: “Siena dovrebbe secondo me indire uno sciopero generale (sindacati, dove siete?), per supportare la posizione e le richieste del consiglio comunale perché la fine del Monte dei Paschi di Siena (perché di questo si tratta) sarebbe un colpo mortale per la nostra economia e per la nostra società”. La banca è nata nel 1472, prima della scoperta dell’America, e a Siena e in Toscana è cresciuta e da qui si è diffusa in Italia e all’estero. Per Siena non è solo una questione economica ma identitaria.
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