29 Jun, 2026 - 15:10

Chi sono i lefebvriani e perché stanno sfidando il Papa?

Chi sono i lefebvriani e perché stanno sfidando il Papa?

I lefebvriani hanno annunciato la consacrazione di quattro vescovi senza il consenso del Papa. Se l'ordinazione dovesse davvero avere luogo l'atto sarà considerato “scismatico” e i responsabili saranno scomunicati. 

Mercoledì 1 luglio 2026 potrebbe passare alla storia come il giorno di un nuovo scisma nella Chiesa cattolica.

E' infatti il giorno in cui i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X, noti anche come lefebvriani, hanno annunciato l'ordinazione di quattro nuovi vescovi ad Écône in Svizzera.

Per capire cosa sta succedendo bisogna partire da una domanda semplice: chi sono i lefebvriani e perché sfidano il Papa?

Chi sono i lefebvriani e perché stanno sfidando il Papa? 

Con il termine “lefebvriani” si intendono gli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X (FSSPX), un movimento tradizionalista cattolico fondato nel 1970 dall'arcivescovo francese Marcel Lefebvre, in contestazione con le riforme del Concilio Vaticano II (1962-1965).

Non si tratta di una piccola realtà: oggi la Fraternità è presente in decine di Paesi, conta oltre 700 sacerdoti, circa 260 seminaristi e migliaia di fedeli. 

I seguaci di Lefebvre ritengono che tali riforme abbiano indebolito la tradizione cattolica e continuano a celebrare Messa in latino e a rifiutare molte delle innovazioni del Concilio. 

Inizialmente il movimento non si pose “fuori” dalla Chiesa, ma esprimeva un forte dissenso interno. 

La prima vera rottura arrivò il 30 giugno 1988, quando nella sede di Écône in Svizzera, l'arcivescovo Lefebvre decise di consacrare quattro vescovi senza l'autorizzazione di Papa Giovanni Paolo II. Decisione che gli costò la scomunica automatica insieme ai quattro nuovi prelati. 

Il movimento è sopravvissuto alla morte del fondatore nel 1991 e nel 2009 Papa Benedetto XVI decide di revocare la scomunica per cercare di sanare lo scisma.

La revoca, però, non sanò la frattura né regolarizzò la posizione canonica del movimento.

Ad oggi i lefebvriani non sono una Chiesa separata come gli ortodossi o i protestanti: si  considerano cattolici e riconoscono il Papa, ma la loro posizione canonica è irregolare da decenni.

Cosa succederà il primo luglio in Svizzera?

Nei prossimi giorni, quindi, gli occhi del mondo cattolico saranno tutti puntati sulla località svizzera di Econe.

E' qui, infatti, che – salvo ripensamenti delle ultime ore –  saranno ordinati i quattro nuovi prelati scelti dalla Consiglio Generale della fraternità.
 
L'annuncio è stato fatto lo scorso 2 febbraio dal Superiore Generale della Fraternità San Pio X, Don Davide Pagliarani, che è la massima autorità del movimento.

Secondo quanto si apprende, la decisione della Fraternità sarebbe dettata dalla necessità di nominare nuovi vescovi per garantire la successione apostolica. I vescovi sono indispensabili per ordinare nuovi sacerdoti.

La Fraternità sostiene di aver bisogno di una nuova generazione di vescovi per garantire la propria continuità, visto che quelli consacrati nel 1988 sono ormai molto anziani.
 
Il Vaticano ha già detto chiaramente che l’atto sarà considerato “scismatico” e che chi lo compie e chi lo riceve rischia la scomunica automatica.

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“Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità non hanno il corrispondente mandato pontificio. L'adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa”,

ha dichiarato nelle scorse settimane il cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede.  

Perché si parla di scisma?

Si parla di scisma, ovvero rottura, perché nella Chiesa cattolica il Papa è l’unica autorità che può nominare i vescovi.

Di conseguenza, un vescovo può ordinare altri vescovi solo con il mandato del pontefice. Senza questo mandato l’atto viene considerato una rottura dell’unità della Chiesa: uno scisma, appunto.

I lefebvriani procedendo alle ordinazioni senza l'autorizzazione del Pontefice violano questa regola e di fatto danno vita ad una gerarchia autonoma, parallela a quella ufficiale. 

Non si tratta quindi solo di una questione disciplinare, ma di un problema che riguarda direttamente l'organizzazione, le gerarchie e l’unità della Chiesa. Per questo episodi come quello del 1988 vengono letti come uno “scisma” o come un suo rischio concreto.

In questo quadro, lo scontro attuale appare difficile da evitare: o la Fraternità rinuncia alle ordinazioni, oppure la rottura con Roma diventa inevitabile.

 

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