Il braccio di ferro l'ha vinto lei. Il centrosinistra, se vorrà attaccare in maniera efficace Giorgia Meloni, dovrà cambiare registro: non potrà evocare più alcuna "ginocchiera" né alcuna "cortigiana" quando si riferirà al rapporto tra il presidente del Consiglio e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Per gli italiani, quando è stato giusto alzare la voce e farsi valere, la premier l'ha fatto.
Il messaggio che ha voluto far passare Trump parlando della foto che le avrebbe chiesto (implorandolo) in occasione dell'ultimo G7, quindi, non ha bucato gli schermi italiani.
Al contrario: non è stato giudicato credibile. Così, ancora oggi, Nando Pagnoncelli, con il suo ultimo sondaggio, certifica che il gradimento di Meloni ha messo le ali.
Quando gli esponenti del Campo largo attaccano Giorgia Meloni imputandole un atteggiamento troppo passivo nei confronti di Donald Trump vanno fuori strada.
Potranno anche far contenti i loro elettori, quelli che già sono schierati contro il governo. Ma non potranno certo guadagnare nuovi consensi.
La maggioranza degli italiani, infatti, crede che la premier sia uscita vincitrice dallo scontro avuto con Donald Trump la scorsa settimana. Nello specifico, dalla polemica innescata da quest'ultimo quando ha dichiarato che Meloni gli aveva chiesto, implorandolo, una foto in occasione dello scorso G7 al fine di aumentare la sua popolarità.
I fatti si sono incaricati di dimostrare che è l'esatto opposto di quanto delineato dall'inquilino della Casa Bianca.
Il gradimento di Giorgia Meloni è aumentato perché, reagendo a quella provocazione, gli ha risposto per ben due volte per le rime.
Secondo la stima di Doxa, l'istituto demoscopico di Nando Pagnoncelli, il livello della popolarità di Meloni si è impennato e oggi è il più alto degli ultimi mesi: al 44%. Nel mese di aprile e maggio era due punti sotto.
Quasi quattro anni dopo il suo ingresso a Palazzo Chigi, quindi, possiamo dire che la luna di miele della prima presidente del Consiglio donna con gli italiani continua.
Una vera e propria anomalia, visto che di solito i governi in carica, nelle democrazie liberali, precipitano ben presto negli indici di gradimento. Cosa che paradossalmente sta sperimentando (per di più in maniera monstre) lo stesso Trump.
Sta di fatto che l'indice di popolarità altissimo dopo 3 anni e 8 mesi di governo non può essere inteso da Giorgia Meloni come un automatico lasciapassare per confermarsi a Palazzo Chigi l'anno prossimo.
È vero, sempre secondo Pagnoncelli, che anche il suo governo, nell'ultimo mese, ha guadagnato due punti di popolarità (ora è al 42%, mentre ad aprile era al 41% e a maggio al 40%). Ma, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, il presidente del Consiglio deve fare i conti con Vannacci.
Futuro Nazionale, secondo Doxa, è arrivato ormai al 6% (il 28 maggio lo stesso istituto lo dava al 4,8%).
Allora, che fare? Inglobarlo nel centrodestra (e così, sulla carta, avere la vittoria in tasca, andando al 47,7%, tre punti oltre il Campo largo) o decidere di farlo correre da solo non cambiando sostanzialmente la squadra che ha vinto le elezioni del 2022?
Senza Vannacci, il centrodestra, secondo Pagnoncelli, starebbe sotto al centrosinistra (al 41,7% contro il 44,5%).
Ma, si sa: l'aritmetica è una cosa, la politica un'altra. Due più due, in questo campo, quasi mai fa quattro.
E quindi: davanti al primo presidente del Consiglio donna nonché al primo premier che mantiene intatta (anzi, incrementa) la sua popolarità man mano che governa, si staglia il dilemma: bisogna accordarsi con il Generale o bisogna escluderlo dalla coalizione di centrodestra?
La popolarità di Giorgia Meloni è dovuta anche al fatto che finora, oltre che a Trump, abbia risposto a muso duro anche a Roberto Vannacci?
Bella domanda. Alla quale nessun sondaggista potrà dare mai una risposta certa.
Davanti alla scelta di confermarsi leader di una coalizione conservatrice ma sostanzialmente moderata, filo Ue e ancorata ai principi occidentali e liberali o di svoltare a destra, stringendo la mano anche ai populisti come faranno tante altre forze politiche in giro per l'Europa (oltre che in Italia, nel 2027, si voterà anche in Francia, Spagna, Polonia e Finlandia), Giorgia Meloni non potrà che fidarsi del suo istinto politico.
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