Il dolore straziante dei genitori della giovane studentessa uccisa rompe il silenzio televisivo: una denuncia ferma contro ogni forma di manipolazione e la richiesta di una pena esemplare.
Gli studi di Canale 122 sono stati ieri teatro di un momento di altissimo impatto civile. Per la prima volta, Flamur e Gezime Sula, i genitori di Ilaria Sula, hanno scelto il programma Incidente Probatorio per esporre, con una dignità che scuote le coscienze, la loro sofferenza e la loro ferma richiesta di giustizia per il brutale femminicidio della figlia.
Accompagnati dalla conduttrice Beatrice Maria Merolla, i due genitori — stremati ma determinati — hanno voluto restituire una voce a Ilaria, sottraendo i riflettori alla figura del suo assassino, Mark Anthony Samson, e denunciando la natura predatoria e manipolatoria di un crimine che non può essere archiviato come un semplice "raptus".
Il padre, Flamur Sula, ha descritto con lucidità il calvario vissuto non solo durante l'omicidio, ma nei giorni immediatamente successivi, segnati dalle menzogne dell'imputato. Con rabbia e sdegno, ha rimarcato l’inaccettabile doppiezza del carnefice:
"Come lo vogliamo chiamare se uno mi viene a giurare sulla tomba della madre, mi viene ad abbracciare dove ha ammazzato mia figlia? Le scuse sue non mi daranno indietro mia figlia... non le ha dato uno schiaffo".
Il genitore ha poi demolito la strategia difensiva che tenta di ridurre l'atto a una perdita di controllo emotivo, definendola una costruzione menzognera e priva di ogni empatia.
Le parole di Gezime Sula hanno restituito la drammaticità di una routine domestica cancellata in una notte di sofferenza, che ancora oggi, dopo quindici mesi, non trova risposte certe sugli ultimi istanti di vita della ragazza. Il padre, parlando con il cuore in mano, ha denunciato il trattamento riservato al corpo di Ilaria dopo l'omicidio, un oltraggio che ha ferito profondamente la dignità della vittima:
"Sto tanto male, tanto tanto male, che i miei figli tutta la notte hanno fatto soffrire in quella maniera brutta, e poi metterli dentro come era Ilaria, non era una spazzatura".
Flamur Sula ha inoltre sollevato pesanti dubbi sulla condotta della famiglia dell'assassino, arrivando a dire:
"Secondo me la madre è più colpevole di lui, perché è una persona adulta... lei ha aiutato un figlio colpevole invece che una figlia innocente. Io la mia figlia la conosco, non posso accettare le cazzate, perché la verità non è quella".
La battaglia dei Sula non è solo personale, ma si fa politica e sociale, invocando un cambiamento necessario nelle aule di tribunale. Flamur Sula ha lanciato un appello diretto alla giustizia, chiedendo che il dolore vissuto dalla sua famiglia serva a prevenire future tragedie:
"Se era tua figlia tu chiedevi la stessa cosa... Dobbiamo fermare questi femminicidi... cambia tutto! Chiedo tutta la verità, perché dicono sempre, anche se parlano, le bugie".
Canale 122 Fatti di Nera da sempre impegnata nel contrasto alla spettacolarizzazione della violenza, ribadisce la propria vicinanza alla famiglia Sula. La partecipazione dell'Università La Sapienza, che si è costituita parte civile nel processo, segna un passo fondamentale nel percorso verso la verità. La sentenza per Mark Samson reo confesso del femminicidio è prevista per il prossimo 27 ottobre.
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