02 Jul, 2026 - 09:30

Omicidio Piersanti Mattarella, nessuna svolta dall'esame del Dna sull'impronta dell'auto dei killer

Omicidio Piersanti Mattarella, nessuna svolta dall'esame del Dna sull'impronta dell'auto dei killer

La svolta sull'omicidio di Piersanti Mattarella, avvenuto a Palermo il 6 gennaio 1980, non arriverà dall'analisi dell'impronta repertata sulla Fiat 127 che, secondo le ricostruzioni, fu usata dai killer per la fuga dopo l'agguato. L'esame del Dna ha infatti dato esito negativo: il residuo biologico analizzato - spiegano gli esperti nominati dal gip - non è utilizzabile. La perizia, depositata nel pomeriggio di mercoledì 1 luglio dopo due rinvii, sarà illustrata al giudice nell'udienza fissata per lunedì prossimo.  

L'esame del Dna sull'impronta della Fiat 127 usata dai killer

L'incarico per gli accertamenti era stato affidato a giugno dell'anno scorso agli esperti del Forensic Genetic Unit dell'ospedale Careggi di Firenze - oltre al responsabile Ugo Ricci, anche Elena Carra dell'Università di Palermo e Carlo Previderè dell'Università di Pavia - nell'ambito di un incidente probatorio.

L'obiettivo era verificare se l'impronta - repertata già all'epoca dei fatti su uno sportello della Fiat 127 rubata utilizzata dal commando che uccise Mattarella e abbandonata a circa tre chilometri di distanza dal luogo dell'agguato -, successivamente isolata su una fascetta para-adesiva, conservasse ancora tracce biologiche utili alla comparazione grazie alle più moderne tecnologie di genetica forense. 

I lavori sono andati avanti per circa un anno, ma la perizia del primo luglio ha confermato i timori degli investigatori: il materiale residuo non è idoneo all'analisi e non può quindi essere confrontato con il profilo dei due indagati per l'omicidio: i boss Antonio Madonia e Giuseppe Lucchese, che, secondo la Procura, sarebbero stati gli esecutori materiali del delitto.

Le indagini restano comunque aperte: due i boss indagati 

L'esito non chiude, comunque, l'inchiesta, che prosegue anche sul fronte dei possibili depistaggi. Lo scorso anno era stato arrestato l'ex prefetto ed ex funzionario della squadra mobile di Palermo Filippo Piritore, accusato di depistaggio in relazione alla scomparsa di un guanto repertato nella Fiat 127 e considerato dagli investigatori un elemento chiave per la ricostruzione del delitto.  

Per l'omicidio dell'esponente della DC ed ex presidente della Regione Sicilia, fratello dell'attuale Capo dello Stato - colto di sorpresa sotto casa, mentre si recava a messa con moglie e figli - sono già stati condannati come mandanti i boss della cupola Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci.

LEGGI ANCHE
LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *

Sto inviando il commento...