Una rete di uomini che pianificava online aggressioni sessuali ai danni di mogli e compagne, dopo averle drogate e rese incapaci di opporre resistenza. È quanto ha portato alla luce un'operazione del progetto Medusa, coordinata da Europol e guidata dalle autorità di Germania e Regno Unito, culminata nei giorni scorsi nell'arresto di 57 persone in sette Paesi e nell'apertura di centinaia di nuovi fascicoli d'indagine. Una vicenda che, per modalità e dinamiche, richiama quella di Gisèle Pelicot, la donna francese sedata per anni dal marito Dominique, che consentiva ad altri uomini di violentarla mentre era priva di conoscenza.
L'inchiesta è partita dall'ipotesi che dietro episodi apparentemente isolati potesse nascondersi una rete ben organizzata. Un sospetto che, secondo quanto reso noto da Europol, ha trovato conferma grazie alla collaborazione tra le autorità di diversi Paesi, che nei mesi hanno incrociato dati e tracce investigative, arrivando alla svolta.
Il blitz, condotto tra il 22 e il 24 giugno, ha portato all'arresto di 57 persone in sette Paesi e all'identificazione di altre 156 persone tra presunti autori e vittime. Sono 158 le donne messe in sicurezza; 113 i fascicoli d'indagine aperti, con 274 nuove piste da seguire. Gli investigatori hanno inoltre scoperto almeno quattro nuove comunità misogine online, su cui sono ancora in corso accertamenti.
Al centro dell'indagine gruppi chiusi come forum e chat criptate in cui gli utenti si scambiavano consigli su come rendere le vittime - spesso mogli e compagne - incapaci di reagire. Veri e propri casi di Drug-Facilitated Sexual Assault (DFSA), aggressioni sessuali rese possibili dall'uso di farmaci sedativi o altre sostanze, somministrate alle donne senza il loro consenso.
Tra i messaggi, venivano condivisi suggerimenti pratici su come ottenere e utilizzare sostanze in grado di provocare perdita di coscienza o amnesia, oltre a indicazioni su come evitare di lasciare tracce. Un sistema che, secondo gli investigatori, finiva per normalizzare e facilitare comportamenti violenti all'interno di relazioni di coppia o di fiducia.
Tutto ciò, senza che le vittime se ne rendessero conto. In molti casi, ricostruisce Europol, le donne non riuscivano a ricordare con chiarezza quanto accaduto o comunque non collegavano i sintomi a una violenza subita. Episodi e numeri che rappresentano solo la punta dell'iceberg di un fenomeno molto più ampio.
Nei forum gli arrestati caricavano talvolta anche immagini o video degli abusi, incoraggiando altri membri a fare lo stesso. Un modus operandi riscontrato anche nel caso di Dominique Pelicot, condannato a 20 anni di reclusione per aver drogato la moglie Gisèle e averla offerta a estranei affinché la violentassero per un decennio.
Una vicenda emersa dopo che, nel settembre 2020, l'uomo fu fermato dalla sicurezza di un supermercato mentre filmava sotto le gonne di alcune clienti con il telefono nascosto in una borsa. La successiva perquisizione portò al sequestro dei suoi dispositivi elettronici, sui quali gli investigatori hanno ricostruito le violenze.
Gisèle era ignara di tutto: nei video, incosciente e immobile, veniva abusata dal marito e da altri uomini. Cinquanta quelli identificati e finiti a processo oltre a Pelicot, tutti condannati per almeno un capo d'accusa dal tribunale di Avignone. Dalle ricostruzioni è emerso che uno di loro, insieme a Dominique, avrebbe drogato anche la propria moglie, abusandone.
Al processo è stato soprannominato "il discepolo di Pelicot". Mentre Gisèle, che in quanto vittima avrebbe avuto diritto all'anonimato, ha scelto di esporsi pubblicamente, partecipando alle udienze a porte aperte con il volto scoperto, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla violenza contro le donne. "La vergogna cambi lato", il suo motto.
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