08 Jul, 2026 - 16:16

"La casa nella prateria", a cosa si ispira il reboot Netflix e la vera faccia horror della serie storica

"La casa nella prateria", a cosa si ispira il reboot Netflix e la vera faccia horror della serie storica

Ormai è l'era dei reboot. Netflix fa rinascere "La casa nella prateria": un nuovo adattamento che guarda ai romanzi semi-autobiografici di Laura Ingalls Wilder.

Non ci si dimentica, tuttavia, che era già uscita una prima serie negli anni Settanta, dalle tinte sicuramente più cupe, consapevole del fatto che l'Ovest americano che viene raccontato è quello della fame, delle malattie, della violenza e dei territori strappati ai nativi.

Addirittura, aveva preso una piega molto più horror rispetto all'opera d'ispirazione originale. 
E allora, quale via ha deciso di prendere Netflix, considerato il peso della serie precedente?

Ecco intanto il trailer per entrare nell'atmosfera:

A cosa si ispira il reboot Netflix "La casa nella prateria" e cosa cambia rispetto alla prima serie?

La nuova serie "La casa nella prateria", che arriverà su Netflix, si basa sulla saga di Laura Ingalls Wilder, la quale aveva raccontato proprio la sua infanzia (sebbene romanzata) nel Midwest di fine Ottocento in una serie di libri pubblicati tra gli anni Trenta e Quaranta.

Anche nel reboot c'è l'idea di narrare di una famiglia americana che si lascia tutto alle spalle per cercare una nuova vita nei territori dell'Ovest, con una casa isolata, il paese vicino e un lavoro duro mentre si cerca di creare un senso di comunità.

L'aspetto nuovo di questa versione riguarda il punto di vista. Seguiamo sì la storia degli Ingalls, ma anche quella di una famiglia di nativi americani, quelli appartenenti alla Nazione Osage, che si trovava in quelle aree prima che arrivassero i coloni.

Quindi c'è sicuramente una visione più ampia, che ci fa riflettere sugli incontri e gli scontri tra le popolazioni indigene e i coloni: un approccio, un modo di raccontare storie, questo, decisamente attuale.

Per rendere più autentica e curata possibile questa rappresentazione, in più, sono stati consultati studiosi e artisti nativi, coinvolti nel progetto.

Questo particolare aspetto, sia nel romanzo che nella serie originale, era molto più marginale di quello che vedremo sul colosso dello streaming. (Uscirà il 9 luglio su Netflix).

La vera faccia horror della serie originale

Se ripercorressimo un po' l'impatto della serie NBC andata in onda tra il 1974 e il 1983, ci renderemmo conto di quanto sia stata spesso percepita, e pure rivenduta, come un dramma familiare rassicurante, mentre in realtà aveva dietro una sorta di "American horror story", in quanto si parlava comunque di costanti minacce della natura circostante, gravi episodi di bullismo, lutti, trame di abusi su minori, tossicodipendenza, suicidio, problemi di salute mentale, malattie come il cancro e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, affrontava tematiche molto più cupe rispetto all'opera originale, alla fiaba rurale che in tanti ricordano, e ha sconvolto proprio per quello: ha toccato atmosfere che arrivavano ai livelli dell'horror.

Tutti questi argomenti, poi, filtrati dallo sguardo infantile di Laura, assumevano tonalità ancora più inquietanti.

E mentre i libri edulcoravano i pericoli della vita di frontiera per i lettori più giovani e omettevano, per fare un esempio, la reale tragedia di Laura Ingalls Wilder che aveva perso un figlio maschio (di cui non si conosce il nome) appena 27 giorni dopo la nascita, per la serie televisiva accadeva l'opposto: i pericoli e le minacce che potevano esserci in quelle realtà venivano volutamente amplificati per creare un senso di maggiore drammaticità.

E in questo senso, il reboot di Netflix pare che sarà molto più vicino al tono "formato famiglia" proposto dai libri.

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