12 Jul, 2026 - 12:00

Perché anche Giorgia Meloni è finita tra i “nemici” dell’Iran?

Perché anche Giorgia Meloni è finita tra i “nemici” dell’Iran?

La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, potrebbe essere nella lista dei “nemici “ della Repubblica Islamica dell'Iran.

Questo almeno è quanto afferma il quotidiano Hamshahri, il giornale di proprietà del comune di Teheran, che nella serata di ieri – sabato 11 luglio – ha pubblicato un fotomontaggio in cui la leader italiana è stata ritratta insieme ad altri leader con indosso delle tute arancioni da prigionieri. 

La foto, accompagnata dal titolo “la vendetta è inevitabile”, ha seguito di poche ore il messaggio della guida suprema, Mojtaba Khamenei che, in un messaggio dopo i funerali del padre, ha invocato vendetta contro i nemici dell'Iran, di cui – ha detto – esisterebbe un “elenco completo dall'inizio alla fine”.

Perchè Giorgia Meloni è stata inserita in questo presunto elenco dei nemici di Teheran?

Non esiste una spiegazione ufficiale a questa domanda. È però possibile ricostruire il contesto politico e diplomatico nel quale il ruolo dell'Italia è stato progressivamente messo in discussione da Teheran. 

Il fotomontaggio di Hamshahri e la “vendetta” annunciata da Teheran

Giorgia Meloni è stata inserita – secondo quanto riportato dal quotidiano Hamshahri – nell'elenco di “coloro che dovranno attendere la vendetta della nazione iraniana” annunciata dal leader supremo Mojtaba Khamenei.

In un fotomontaggio pubblicato sul sito online del giornale, la premier italiana è ritratta insieme ai leader occidentali con una divisa arancione da detenuto.

La foto si apre con il premier israeliano Benjanim Netanyahu e il presidente americano Donald Trump, entrambi con un mirino disegnato sulla testa. Sotto le foto degli altri leader occidentali, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer.

Nella lista compaiono anche il ministro della Difesa israeliano Israel Katz e il segretario statunitense alla Difesa Pete Hegseth, oltre al segretario agli Esteri Usa Marco Rubio e al comandante del Comando centrale (Centcom) Usa Brad Cooper.

A corredo dell'immagine, il quotidiano richiama alcuni passaggi del messaggio del leader iraniano sulla vendetta del padre e sul “volere della nazione”. 

Meloni tra i “nemici” di Teheran: come ci si è arrivati?

Ma perchè Giorgia Meloni e l'Italia siano stati inseriti nella lista dei nemici di Teheran, nonostante il governo italiano abbia fin dall'inizio sostenuto la propria estraneità al conflitto? 

Una posizione che non è mai cambiata nel corso di questi mesi e che, anzi è addirittura diventata motivo di tensione con gli Stati Uniti per l'utilizzo delle basi Nato.

Per comprendere come si sia arrivati a questo punto potrebbe essere utile ripercorrere le principali dichiarazioni che si sono susseguite tra aprile e giugno e partire da un post del 14 aprile dell'ambasciata iraniana in Thailandia, che pubblico sul suo canale X questo messaggio:

 “Perché dovremmo colpire l’Italia? Amiamo il popolo italiano, il calcio, il cibo”.

Un post in risposta all' attacco sul Corriere della Sera del presidente americano Donald Trump a Giorgia Meloni e all'Italia, in cui affermò di essere deluso dal mancato sostegno del governo italiano  e che se l'Iran avesse voluto avrebbe potuto far saltare in aria l'Italia. 

Nel giro di poco più di due mesi, però,  il quadro diplomatico si sarebbe complicato, almeno sul piano della comunicazione pubblica. 

Il 24 giugno, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, dichiarò in un'intervista a Fox News, che circa 500 aerei militari statunitensi sarebbero decollati da basi in Italia nell'ambito delle operazioni contro l'Iran, aggiungendo che complessivamente tra 4.000 e 5.000 missioni erano partite da basi europee.

Le dichiarazioni suscitarono una reazione immediata del governo italiano, che espresse il timore che quelle parole potessero far apparire l'Italia come direttamente coinvolta nel conflitto.

Nelle ore successive, Rutte precisò che l'utilizzo delle basi rientrava negli accordi NATO e non implicava una partecipazione italiana alle operazioni militari.

Nel frattempo, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqei, pubblicò su X un messaggio nel quale scriveva:

virgolette
“Italia e la Romania sono esplicitamente nominate dal segretario generale della Nato come partecipanti all'aggressione contro l'Iran.Essi, insieme a tutti gli altri Paesi europei che hanno sostenuto l'aggressione americano-israeliana contro l'Iran, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di colludere in questo palese atto di aggressione e nella commissione di atrocità di massa contro le popolazioni iraniane.

Poche ore dopo, intervenendo in conferenza stampa al termine del vertice di Cap d'Antibes, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferì che il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva parlato con il suo omologo iraniano.

Secondo quanto dichiarato dalla premier, da quel colloquio era emerso che Teheran aveva compreso come le dichiarazioni di Rutte avessero generato un'incomprensione sulla posizione italiana.

La risposta del governo italiano e i prossimi passi diplomatici

Al momento non esiste una spiegazione ufficiale che colleghi direttamente la copertina del quotidiano iraniano a uno specifico episodio.

La successione delle dichiarazioni tra aprile e giugno rappresenta esclusivamente il contesto in cui, negli ultimi mesi, è cambiato il modo in cui l'Italia viene descritta dalla comunicazione del regime di Teheran. 

In queste ore, infine, il governo italiano sta valutando quali azioni diplomatiche intraprendere.

Tra le ipotesi c'è anche la convocazione dell'ambasciatore iraniano a Roma, ma prima di assumere decisioni ufficiali, l'esecutivo sta cercando di capire se la pubblicazione del fotomontaggio sia una posizione effettivamente riconducibile alle autorità iranane.

 

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