14 Jul, 2026 - 10:09

Giallo di Pietracatella, cos'è emerso dall'autopsia: "Sara e Antonella non potevano essere salvate"

Giallo di Pietracatella, cos'è emerso dall'autopsia: "Sara e Antonella non potevano essere salvate"

Oltre ottocento pagine, per circa sei mesi di accertamenti e consulenze degli esperti. Secondo quanto emerso dalla maxi perizia medico-legale depositata presso la Procura di Larino in merito alla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, "non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso delle pazienti".

I risultati dell'autopsia, ai quali sono allegati anche gli esami svolti dal centro antiveleni Maugeri di Pavia, anticipati dal TG1, sembrano quindi scagionare gli unici indagati per omicidio colposo: tre medici del Pronto Soccorso di Campobasso e due della Guardia medica di Campolieto.

Intanto l'inchiesta procede con il filone sul duplice omicidio, al momento al carico di ignoti anche se, come emerso nei giorni scorsi, potrebbero esserci dei sospettati.

Giallo di Pietracatella, l'autopsia: "Sara e Antonella non potevano essere salvate"

Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi sono morte per "intossicazione acuta da tossine del ricino": una quantità dieci volte superiore alla dose letale.

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Alla luce dell'elevato quantitativo delle tossine del ricino individuate agli esami tossicologici, dell'assenza di antidoto specifico e della rapidità evolutiva del quadro, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso della paziente

scrivono i periti Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Daniele Merli. Non è possibile affermarlo, si legge in un altro passaggio della perizia, "oltre ogni ragionevole dubbio". 

I medici, quindi, "potevano fare di più", avendole dimesse velocemente, ma forse le due donne non sarebbero state comunque salvate.

Quando è stata assunta la ricina

Secondo la relazione, non è possibile individuare con esattezza il momento in cui la ricina è stata assunta, ma secondo l'andamento clinico delle pazienti si può circoscrivere una finestra temporale. L'avvelenamento si sarebbe verificato tra il 23 e il 24 dicembre 2025. Nelle due donne, infatti, i primi sintomi si sono presentati la mattina del 25 dicembre.

Secondo i consulenti, l'esposizione alla sostanza tossica sarebbe avvenuta per via orale, attraverso un alimento o una bevanda. Molto più remota, invece, l'ipotesi di una iniezione.

 

Chi ha avvelenato Sara e Antonella?

Quale mano ha agito durante le feste di Natale mentre la famiglia Di Vita era a tavola, per avvelenare le due donne? Un interrogativo che, al momento, non ha ancora una risposta. Nel filone sul duplice omicidio al momento non ci sono indagati. Nei giorni scorsi è circolata un'indiscrezione secondo la quale sarebbero quattro le persone sospettate: due donne e due uomini. Continuano intanto le audizioni in Questura.

Lunedì 13 luglio l'inviato della trasmissione tv Morning News, Vincenzo Rubano, ha rivelato che, secondo una fonte autorevole che sta seguendo le indagini, si stanno cercando prove scientifiche certe per incastrare l'assassino ed evitare un "Garlasco bis".

La svolta potrebbe arrivare da Berlino, dai super esperti del Robert Koch Institute, che stanno analizzando gli alimenti e gli oggetti prelevati nella casa dei Di Vita a Pietracatella.

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