La sua storia è stata poi narrata nel libro "La bambina con la valigia" di Gigliola Alvisi, dal quale è stato tratto un film.
Oggi Egea Haffner vive a Rovereto (Trentino Alto-Adige). Nel 1966 si è sposata con Giovanni Tomazzoni, che è venuto a mancare nel 2022, lasciando un grande vuoto nella sua vita e in quella della sua famiglia. La coppia ha avuto due figlie: Ilse (che vive a Ginevra) e Roberta (che vive a Bolzano). Egea ha sei nipoti, tutte femmine.
La storia di Egea Haffner rappresenta in modo emblematico le principali caratteristiche della diaspora giuliano-dalmata: un tragico cammino esistenziale, simile a un lungo tunnel, ma con una luce alla fine, che ha permesso ai sopravvissuti di ritrovare la speranza. Una speranza che non è arrivata per caso, ma è stata conquistata con immenso sacrificio, grazie alla capacità di adattarsi a condizioni di vita estremamente dure e alla determinazione a integrarsi in ambienti sociali spesso ostili, senza mai cedere alla violenza, nonostante il dolore e l'intolleranza provenienti anche da alcuni dei propri connazionali.
Egea Haffner è prima di tutto una donna, una madre e una nonna, con una vita che rappresenta una storia di rinascita, luce e grande dignità.
Il suo esempio trasmette un messaggio forte e positivo di riscatto e integrazione, un messaggio che dovrebbe arrivare alle nuove generazioni: senza mai dimenticare le radici, è possibile, anche nelle situazioni più difficili, ricostruire una vita serena, sia sul piano sociale che individuale. Questo è il messaggio che desideriamo trasmettere ai visitatori e agli utenti dell’ecomuseo che porterà il suo nome.
Egea Haffner, nata a Pola il 3 ottobre 1941, è divenuta, senza volerlo, protagonista di una delle immagini più emblematiche della tragedia dell’esodo istriano-dalmata. Il 6 luglio 1946, poco prima di lasciare Pola, suo zio decise di farle scattare una fotografia dal fotografo di famiglia Giacomo Szentivànyi. In questa foto, che è diventata un’icona della memoria storica, Egea appare a soli cinque anni, con un ombrellino in mano e una valigia accanto, su cui è scritto "ESULE GIULIANA 30.001".
Quel numero non è casuale: simboleggia i 30.000 italiani di Pola destinati a lasciare per sempre la città. Alla fine, saranno circa 29.000 a partire nei mesi successivi, confermando la triste previsione dello zio. Dopo l’esodo, Egea cresce a Bolzano con la nonna Maria e la zia Ilse, mentre sua madre ricomincia una nuova vita in Sardegna.
Col tempo, Egea prende pienamente coscienza della tragedia vissuta e diventa una testimone della memoria collettiva degli esuli istriani, fiumani e dalmati. La sua immagine torna alla ribalta nel 1997, quando viene scelta come simbolo ufficiale per il manifesto della mostra "Istria - I volti dell’esodo 1945-1956". Da quel momento, Egea diventa il volto di una diaspora che è stata troppo a lungo dimenticata.