Beppe Marotta, presidente dell’Inter, viene dalla gavetta. Non è nato “imparato” ma prima di arrivare alla guida di una delle società di calcio più importanti del mondo ha fatto il manager in serie C, dove i dirigenti non avevano neppure una scrivania. Del futuro del calcio può parlare dall’alto della sua esperienza e in una intervista a Dazn non ha parlato soltanto della situazione in casa nerazzurra ma dell’evoluzione del calcio, dei programmi e delle strategie. Sostiene che serve lungimiranza perché il calcio italiano non è quello più ricco e ambito: “C’è una evoluzione, a inizio anni 2000 il player trading lo utilizzavamo per attrarre giocatori importanti, oggi le plusvalenze sono voci rilevanti a bilancio. Il calciomercato in Italia non può non portare pareggi di bilancio. Tranne Como e Fiorentina tutti sono stati abbastanza contenuti. Serve lungimiranza nelle operazioni, con spazio alla fantasia e alla creatività”.
Per Inter e Milan, inoltre, c’è in ballo la questione stadio nuovo. Si viaggia verso gli Europei 2032 e Marotta ha illustrato le criticità dell’attuale San Siro: “Le difficoltà nascono già dal parcheggio e dall’arrivare con facilità per vivere 100 minuti con ospitalità. Non c'è grande disponibilità, la struttura non lo permette. Abbiamo dei bagni obsoleti che non rispondono gli standard minimi di accoglienza e di sicurezza. Questo non stimola il venire con le famiglie e i figli. Nello stadio moderno ci saranno spazi anche per i bambini”. Questa è la ricetta di Marotta, il manager che viene dalla gavetta.
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