02 Mar, 2025 - 10:38

Non sopportano Salvini, ma nella Lega c'è qualcuno che pensa di sostituirlo? Cosa sta succedendo

Non sopportano Salvini, ma nella Lega c'è qualcuno che pensa di sostituirlo? Cosa sta succedendo

Ma Matteo Salvini che si eccita davanti a Donald Trump e, in maniera sempre meno nascosta, davanti a Vladimir Putin, è amato o odiato dalla sua Lega?

I malumori esternati dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari sembrano proprio avallare la seconda opzione. Ma perché allora il Carroccio non costruisce al suo interno una valida alternativa al Capitano e lo sfida nel prossimo congresso?

Questo rimane uno dei misteri della politica italiana. Anche se, dal dicembre 2013, da quando è stato eletto segretario federale, bisogna dire che Salvini ha man mano cambiato il dna del partito trasformandolo sempre più in uno di tipo personale. Tanto è vero che la sua dicitura completa, dal dicembre 2017, quando fu riconfermato alla guida del Carroccio, è questa: "Lega per Salvini premier".

Salvini mal sopportato nella Lega, ma c'è qualcuno che pensa a sostituirlo?

E comunque, ora, con le ultime vicende dello Studio Ovale, la questione si ripropone. Matteo Salvini è stato l'unico leader politico italiano a schierarsi apertamente con Donald Trump. 

Un bel problema per lo zoccolo duro della Lega, quello degli amministratori e delle piccole aziende del Nord che vivono come un incubo i dazi promessi dal presidente degli Stati Uniti. Nelle confessioni raccolte dal Giornale nei giorni scorsi, Molinari (anche se poi ha smentito, ma si sa, in questi casi la smentita lascia il tempo che trova) si lamentava proprio di questo:

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Il 90% dei leghisti non è d'accordo con le scelte di politiche estera di Salvini. Sono scelte che prende da solo

Ora: i fedelissimi del Capitano hanno cercato subito di screditare Molinari, affermando che le sue parole erano dettate dalla rabbia, poiché voleva essere lui indicato al posto di Lorenzo Fontana come presidente della Camera.

Ma, in realtà, anche la triade di Governatori leghisti del Nord composta da Attilio Fontana (Lombardia), Luca Zaia (Veneto) e Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia) si è dimostrata tutt'altro che contenta della derica trumpiana di Salvini. E i bene informati raccontano anche che lo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti soffra sempre più rimanendo in silenzio.

L'assemblea in terra bergamasca (con contestazioni)

Così, è venuta fuori anche un'altra notizia: nei giorni scorsi, a Bergamo, alla presenza di 448 segretari lombardi su 475, molti sindaci e amministratori, il Capitano le ha prese su tutte le ruote: le lamentele non si sono contate.

Molti militanti storici hanno lamentato che i tesseramenti sono sempre più difficili e che persino i mitici gazebo sono sempre più ardui da organizzare. Al che, Salvini, accampando la scusa secondo la quale c'era la figlia fuori ad aspettarlo mentre faceva i compiti in auto, ha deciso di anticipare il suo intervento per parare almeno qualche colpo.

Ma tant'é: anche l'Autonomia differenziata azzoppata non può essere più brandita come un trofeo di caccia. E il fatto che, nel prossimo congresso, per dirla con l'ex segretario della Lega in Lombardia Paolo Grimoldi, ci siano più delegati calabresi che delle regioni del Nord la dice lunga per spiegare il malumore nordista.

Il congresso

E comunque: la Lega dovrebbe celebrare il congresso i prossimi 5 e 6 aprile. Dopo undici anni al timone, dopo essere stato due volte vicepremier e ministro, dopo il Papeete e il voltafaccia a Draghi, Salvini si proporrà di nuovo come segretario convinto di andare a fare una passeggiata, dicono i suoi. I quali, però, significativamente, sono sempre più nel centro-sud anziché nei fortini del nord.

A loro Salvini ha affidato il compito di mettere in cassaforte la Lega a vocazione nazionale, anzi: sovranista. La Lega partito territoriale, secondo i desiderata del Capitano, deve essere sempre più un ricordo. 

Il dato politico che non sfugge, in ogni caso, è proprio questo: essere nazionalisti e sostenere il Trump dell'America first provoca un cortocircuito non da poco. Salvini riuscirà a non esserne fulminato?

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Giovanni Santaniello
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