È di Jhoanna Nataly Quintanilla, la baby-sitter di origini salvadoregne uccisa a Milano, il corpo ritrovato nei giorni scorsi nelle acque del fiume Adda. La conferma è arrivata ieri, 6 marzo 2025, dai primi risultati degli accertamenti eseguiti presso l'Istituto di Medicina legale di Pavia, dove la salma era stata portata dopo il recupero da parte dei sommozzatori di Torino. Si aggrava, a questo punto, la posizione del compagno della 41enne, Pablo Heriberto Gonzalez Rivas, di 48 anni.
Da più di un mese gli investigatori erano sulle tracce del corpo di Jhoanna. Il compagno, reo confesso dell'omicidio, aveva dichiarato di averlo abbandonato in un fosso in un punto non precisato di Cassano d'Adda, dove si erano infatti concentrate, inizialmente, le ricerche.
Domenica 2 marzo, poco dopo mezzogiorno, è arrivata la svolta, con il ritrovamento della salma nella zona di Zelo Buon Persico, tra Milano e Lodi, da parte di due pescatori romeni. Poco distante, c'era anche un borsone: dettaglio che aveva subito fatto pensare agli inquirenti che potesse trattarsi della 41enne, come confermato ora dal Dna.
Il servizio di Jari Pilati per il Tg3 - 2 marzo 2025.
Jhoanna fu avvistata per l'ultima volta la sera del 24 gennaio, mentre rientrava a casa. Qualche giorno più tardi, la sua datrice di lavoro, non avendo più avuto sue notizie, si recò dai carabinieri per denunciarne la scomparsa, seguita dal compagno, Gonzalez Rivas, che parlò di un suo probabile allontanamento volontario.
Messo alle strette dai filmati di alcune telecamere di videosorveglianza - che nella notte tra il 24 e il 25 gennaio lo hanno ripreso mentre trascinava una pesante borsa fuori dalla sua abitazione, caricandola sui sedili posteriori dell'auto -, l'uomo ha poi confessato di averla uccisa. Secondo la sua versione, Jhoanna sarebbe morta durante un gioco erotico.
Poiché lui, per sbaglio, le avrebbe spezzato l'osso del collo. Nel loro appartamento di Milano, accuratamente pulito con della candeggina, gli esperti avevano trovato tracce biologiche, tra cui possibili macchie di sangue. Una circostanza che aveva sollevato parecchi dubbi sulla sua ricostruzione degli eventi.
I primi risultati dell'autopsia eseguita sul corpo della vittima sembrano ora smentire una volta per tutte l'uomo. Jhoanna sarebbe stata brutalmente aggredita e poi uccisa a mani nude, forse soffocata. Non è tutto. Prima di gettare il suo cadavere nel fiume, Gonzalez si sarebbe rivolto a un suo amico, chiedendogli di procurargli un box auto o una cantina per occultare il corpo.
Sembra che, la sera dell'omicidio, i due avessero un appuntamento in piazza dei Daini e che poi Gonzalez gli abbia inviato il seguente messaggio: "Non venire qui (sotto casa, ndr), perché l'ambiente è caldo". Parole che, secondo la pm Alessia Menegazzo, che insieme alla procuratrice aggiunta Letizia Mannella coordina le indagini, potrebbero dimostrare che tra l'uomo e la compagna ci fu un litigio, culminato poi nell'omicidio.
L'ipotesi, in particolare, è che Jhoanna avesse scoperto che Gonzalez portava avanti da diverso tempo una relazione parallela con un'altra donna e che si fosse opposta al suo invito di lasciare il loro monocale in vista di un suo arrivo a Milano da El Salvador.
A parlarne sono stati alcuni suoi conoscenti. Fondamentali, però, anche le chat rinvenute sul telefono dell'uomo, la cui posizione, dopo gli ultimi sviluppi del caso, inevitabilmente si aggrava. I familiari e le amiche di Jhoanna chiedono giustizia.
"Era una donna solare, buona, splendida", ha ricordato una di loro a Tag24. "Vogliamo risposte concrete quanto prima".