Ogni alluvione si porta dietro azioni di straordinaria umanità. Una di queste la racconta La Nazione: "Ho visto l'onda salire dal prato, la strada era diventata un fiume. Poi mi sono gettato, a quel punto ho visto tre, quattro ragazzi: si sono tuffati e mi hanno salvato la vita". Parla così Pier Luigi Buccianelli, ora ricoverato all'ospedale fiorentino Santissima Annunziata di Ponte a Niccheri per uno scompenso cardiaco dovuto allo spavento. Venerdì pomeriggio, mentre stava percorrendo la Statale 67 per tornare a casa da Firenze, dal lavoro, poco prima del passaggio a livello all'ingresso di Rufina, è stato travolto dalla Sieve, che aveva appena esondato.
Ricorda: "Saranno state le 18,30 o poco più tardi. Avevo visto dell'acqua sulla strada, ma pensavo che fosse perché aveva piovuto molto, che venisse dal monte. Avevo visto la piena nella Sieve, ma non pensavo certo a un'esondazione. È stato un errore prendere la statale. Poi, è stato un attimo, ho visto la strada diventare un fiume e mi sono ritrovato con la macchina piena d'acqua. A quel punto mi sono buttato in quella lingua di fango e melma".
Un gesto disperato, che poteva costargli tanto. Se non fosse stato per un gruppo di giovani: "Poco dopo ho visto questi quattro ragazzi che mi dicevano di aggrapparmi all'albero. Uno di loro è sceso in acqua, probabilmente era legato a un cavo, mi pare abbia detto si chiamasse Magreb e che venisse dalla Giordania, ma potrei sbagliarmi. Poi mi ricordo un'ambulanza, ma non so su quale mezzo fossero loro". Adesso ha un desiderio, quello di ringraziare quei ragazzi che gli hanno salvato la vita rischiando la loro.