14 Loredana Scalone uccisa dall'ex a Catanzaro, la sorella: "Noi condannati all'ergastolo del dolore"
26 Mar, 2025 - 14:23

Loredana Scalone uccisa dall'ex a Catanzaro, la sorella: "Noi condannati all'ergastolo del dolore"

Loredana Scalone uccisa dall'ex a Catanzaro, la sorella: "Noi condannati all'ergastolo del dolore"

Sono passati più di quattro anni dal giorno in cui Loredana Scalone, di 51 anni, fu uccisa dal suo ex compagno Sergio Giana, che non accettava la fine della loro relazione, a Catanzaro. Era la vigilia del 25 novembre, Giornata dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne. Nel frattempo, l'assassino, reo confesso, è stato condannato a 25 anni di reclusione. "Noi familiari, come dico sempre, siamo stati condannati alla pena più severa: l'ergastolo del dolore", ha dichiarato la sorella della vittima, Giulia.

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La storia di Loredana Scalone e del suo femminicidio

Giulia Scalone è intervenuta ieri, 25 marzo 2025, a "Trovati morti", programma trasmesso dal lunedì al venerdì su "Fatti di nera" (canale 122 del digitale terrestre) e in streaming su Cusano Media Play. Rispondendo alle domande del conduttore Fabio Camillacci, ha ripercorso la storia di sua sorella.

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"Verso i 20 anni, Loredana conobbe un uomo più grande di lei, vedovo e con quattro figli. Inizialmente la trattava come una principessa, ma poi la trasformò nella sua 'Cenerentola', maltrattandola e obbligandola a occuparsi solo della casa e dei figli".

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"Quando riuscì a separarsene, avendo capito che il loro matrimonio era giunto al capolinea, trovò lavoro come collaboratrice domestica, acquisendo una sua indipendenza economica. Andò a vivere da sola, con la figlia che, ormai grande, stava a volte con lei, a volte con il padre".

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Era il 2015. "Fu per lei una rinascita", racconta Giulia Scalone. "Purtroppo, però, proprio in quel periodo, mia sorella incontrò Sergio Giana", l'uomo che, pochi anni dopo, sarebbe diventato il suo assassino.

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Le dichiarazioni della sorella della vittima

Giana era sposato, "ma a Loredana disse che era separato in casa e che continuava a vedere la moglie solo per i figli", racconta Giulia. All'inizio del 2019, quando lei si rese conto di esserne stata ingannata, lo lasciò. Ma lui non riuscì ad accettarlo. 

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Nel novembre 2020, le chiese un ultimo incontro chiarificatore, andandola a prendere dalla famiglia per cui lei lavorava come colf. Dall'analisi delle telecamere di videosorveglianza dell'area è emerso che i due si recarono nei pressi della discoteca "La Scogliera" di Montauro.

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Raggiunto un luogo appartato, Giana la colpì con 28 coltellate, lasciandola a terra inerme prima di gettare il suo corpo tra gli scogli. Il giorno successivo tornò sul posto per cercare di eliminare le tracce di quanto accaduto. Messo alle strette dagli inquirenti, crollò e confessò tutto.

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"Il 24 novembre (2020) suo genero mi telefonò per dirmi che Loredana era scomparsa. Il giorno precedente avrebbe dovuto vedere sua figlia (che aveva avuto un bambino, ndr), ma le inviò un messaggio dicendo che, dopo il lavoro, sarebbe uscita, come a chiederle di non cercarla. Abbiamo scoperto dopo che a inviarlo era stato Giana", racconta la sorella.

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"Alle 13.30 di quel giorno, Loredana, infatti, era già morta. Non avendo sue notizie, i miei nipoti si recarono in caserma e diedero l'allarme. Il resto lo hanno fatto le autorità", aggiunge Giulia. "Quando è stata ritrovata, mia sorella aveva il volto tumefatto e della calce sul corpo: Giana voleva accelerarne il deterioramento". 

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Di processi, voglia di verità e di giustizia

"Ogni tanto mi chiedo cosa possa aver provato in quei momenti, rendendosi conto che il suo ex compagno le stava facendo del male", prosegue Giulia. In primo grado, Giana era stato condannato a 25 anni di reclusione, anche se l'accusa aveva chiesto l'ergastolo. 

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"Gli fu riconosciuta l'aggravante della premeditazione, che ora in Appello è stata esclusa", spiega Scalone. "La pena, comunque, è rimasta invariata e, salvo colpi di scena, dovrebbe diventare definitiva".

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Il senso di ingiustizia per i familiari, però, rimane. "Nessuna pena", conclude la sorella di Loredana, "potrà restituirle pienamente giustizia per ciò che ha dovuto subire". Tutto per aver incontrato sulla sua strada l'uomo sbagliato. 

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Sara D'Aversa
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