29 Aug, 2025 - 20:08

Dimissioni a 65 o pensione a 67? 7 chiarimenti INPS su limiti di età e aliquote 2025

Dimissioni a 65 o pensione a 67? 7 chiarimenti INPS su limiti di età e aliquote 2025

Con il messaggio n. 2491 del 25 agosto 2025, l'INPS ha fornito importanti chiarimenti su un argomento molto sentito da dipendenti pubblici e iscritti a specifiche gestioni previdenziali storiche (CPDEL, CPS, CPI e CPUG). La questione riguarda l'impatto delle recenti modifiche legislative sul calcolo delle pensioni, in particolare sulle quote retributive.

La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha riorganizzato i limiti di età per l'accesso alla pensione di vecchiaia, fissandoli a 67 anni per il biennio 2025-2026. Allo stesso tempo, ha dato alle pubbliche amministrazioni la possibilità di trattenere i dipendenti in servizio fino a 70 anni. Questa innovazione normativa si lega alle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023), che ha previsto nuove aliquote di rendimento, meno vantaggiose, per il calcolo della quota retributiva delle pensioni.

Con questo messaggio, l'INPS chiarisce l'applicazione delle nuove aliquote e i casi in cui, invece, rimangono in vigore le normative precedenti. I chiarimenti riguardano le pensioni liquidate per:

  • limiti di età;
  • dimissioni volontarie;
  • prolungamento del servizio oltre i 67 anni;
  • pensioni in cumulo con altri fondi;
  • trattamenti successivi all'APE Sociale;
  • lavoratori che avevano già maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2023;

INPA, pensioni 2025: nuovi limiti di età e regole sulle aliquote

A partire dal 2025, il limite ordinamentale di cessazione dal servizio è stato agganciato all'età pensionabile, ovvero 67 anni, requisito fondamentale per la pensione di vecchiaia ordinaria. Tuttavia, con il consenso del lavoratore, l'amministrazione può prolungare il rapporto di lavoro fino a 70 anni.

In quali casi non si applicano le nuove aliquote di rendimento (deroga)?

Le nuove aliquote di rendimento, introdotte dalla Legge di Bilancio 2024, sono meno convenienti. Tuttavia, la normativa prevede una deroga, ossia la loro non applicazione, se il lavoratore cessa dal servizio per cause "obbligatorie" legate ai limiti di età o di servizio.

L'INPS ha elencato diverse circostanze in cui continuano a valere le vecchie aliquote (quelle delle leggi degli anni '60 e '80), ovvero:

  • se il dipendente va in pensione perché raggiunge i 67 anni, il nuovo limite ordinamentale;
  • se cessa per i limiti di servizio specifici previsti dal proprio ordinamento;
  • se è trattenuto in servizio oltre i 67 anni e poi va in pensione o si dimette prima della scadenza del prolungamento;
  • se si tratta di una pensione di vecchiaia in cumulo con altri fondi (ad esempio, con l'AGO).

Come cambia il calcolo delle pensioni nei vari casi?

Il punto di partenza è il limite di età. Se il lavoratore raggiunge i 67 anni, ha diritto a una pensione calcolata con le aliquote di rendimento precedenti, beneficiando così di un conteggio più favorevole.

Se, invece, il lavoratore presenta le dimissioni volontarie a un'età compresa tra 65 e 67 anni, non otterrà l'applicazione della deroga e la sua pensione sarà calcolata con le nuove aliquote, meno vantaggiose.

Nel caso in cui la Pubblica Amministrazione e il dipendente concordino di proseguire il rapporto lavorativo oltre i 67 anni, ma comunque entro i 70, la pensione calcolata al termine del prolungamento sarà basata sulle vecchie aliquote. Lo stesso vale se il dipendente decide di dimettersi prima della fine del trattenimento, poiché l'INPS tiene conto del perfezionamento dei limiti ordinamentali.

Pensione dopo APE Sociale

I lavoratori che hanno usufruito dell'APE Sociale e che accedono alla pensione di vecchiaia al perfezionamento dei requisiti otterranno un assegno calcolato con le vecchie aliquote.

Tuttavia, se dopo l'APE Sociale il lavoratore accede alla pensione anticipata ordinaria, il calcolo cambia in base all'anzianità contributiva al 31 dicembre 1995:

  • se ha meno di 15 anni di contributi, si applicano le nuove aliquote;
  • se ha più di 15 anni di contributi, il calcolo viene effettuato con le vecchie aliquote.

Pensioni in cumulo

Se al momento della cessazione il lavoratore è iscritto anche al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (AGO), la pensione di vecchiaia in cumulo sarà calcolata con le vecchie aliquote, risultando quindi più vantaggiosa.

Cosa accade per i lavoratori che hanno maturato il diritto entro il 31 dicembre 2023?

Per i lavoratori che hanno perfezionato i requisiti di pensionamento entro il 2023, l'INPS applica la normativa precedente. Di conseguenza, non subiscono gli effetti peggiorativi delle nuove aliquote.

Pensioni 2025: chiarimenti INPS su limiti di età e aliquote

Se stai pensando alla pensione nel 2025, potresti avere dubbi su età minima, dimissioni anticipate e calcolo delle aliquote. Ecco le risposte ai principali quesiti sui chiarimenti pubblicati dall’INPS con il messaggio n. 2491 del 25 agosto 2025.

  1. Qual è il limite di età per la pensione di vecchiaia nel 2025? Il limite ordinamentale per la pensione di vecchiaia è fissato a 67 anni. Tuttavia, con il consenso del lavoratore, la Pubblica Amministrazione può trattenere in servizio fino a 70 anni. Questo permette di differire il pensionamento e in alcuni casi beneficiare delle vecchie aliquote più vantaggiose.
  2. Se mi dimetto a 65 anni, come viene calcolata la mia pensione? Se il lavoratore presenta dimissioni volontarie tra 65 e 67 anni, non si applica la deroga per le vecchie aliquote. La pensione sarà quindi calcolata con le nuove aliquote meno vantaggiose, a differenza di chi va in pensione al compimento dei 67 anni.
  3. Cosa cambia per chi ha già maturato i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre 2023? I lavoratori che hanno perfezionato i requisiti entro il 31 dicembre 2023 restano soggetti alla normativa precedente. Non subiscono gli effetti peggiorativi delle nuove aliquote e mantengono il calcolo più favorevole previsto dalle leggi precedenti.

 

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