Emanuele Fiano si sta battendo affinché la casa editrice di estrema destra "Passaggio al bosco" non sia presente alla prossima edizione della fiera "Più libri, più liberi" che si terrà a Roma dal 4 all'8 dicembre.
Il motivo l'ha spiegato in un lungo post su Facebook.
Fatto sta che la sua iniziativa ha generato un acceso dibattito sui social e tra gli stessi organizzatori della fiera, con diverse reazioni da parte di politici, organizzazioni culturali e la stessa casa editrice coinvolta.
Ricordando il fatto che ultimamente dei gruppi Pro Pal abbiano tentato di zittirlo a Venezia e Milano, qualcuno si è spinto a scrivere:
"Avanza una nuova tipologia politico-intellettuale: l'epurato-epuratore"
Ma come stanno davvero le cose?
Emanuele Fiano ha motivato dettagliatamente il suo fermo dissenso per la partecipazione della casa editrice "Passaggio al bosco" alla fiera nazionale della piccola e media editoria "Più libri, più liberi".
Questa casa editrice, di stampo neofascista, è nota per pubblicazioni legate all'estrema destra, con cataloghi che comprendono autori come Julius Evola, Dominique Venner e Benito Mussolini.
Fiano ha rivolto il suo attacco agli organizzatori e ai patrocinatori dell'evento, tra cui il Comune di Roma, sottolineando che non ritiene opportuno che una realtà con tale orientamento editoriale possa essere ospitata in un festival culturale che dovrebbe promuovere valori democratici e antifascisti.
Nel suo intervento, Fiano ha inoltre avuto l'appoggio dell'assessore alla Cultura di Roma, Massimo Smeriglio, che ha definito inopportuno l'invito alla casa editrice.
Di contro, "Passaggio al bosco" ha replicato sostenendo che le motivazioni di Fiano deriverebbero da articoli già oggetto di querela da parte loro e ha respinto la censura come punto di vista ideologico.
L'Associazione Italiana Editori, che organizza la fiera, ha invece riaffermato il principio che la selezione degli espositori non può basarsi su orientamenti politici o culturali, ma solo su criteri normativi di legge.
Anche Fiano, però, ha fatto riferimento a normative ben precise:
"Nelle democrazie liberali, al di là della vulgata, siamo pieni di divieti sulle opinioni, esiste il reato di apologia di fascismo, scritto non da un pericoloso sinistro ma da un ministro della destra democristiana come Scelba, quello di propaganda nazifascista, esiste il reato di apologia di terrorismo , approvato all’unanimità dal Parlamento, esiste la Legge Mancino, esiste il reato di diffamazione, dunque anche il liberalismo contempla da sempre in tutto l’Occidente dei limiti nelle opinioni, come è giusto che sia. Anche il reato di negazionismo sul quale io stesso nutro qualche dubbio è presente in tutta Europa. Io non credo che la difesa della libertà nella democrazia non contempli limiti, e il nostro ordinamento me lo dimostra"
si legge, tra l'altro, nel suo ultimo post
La posizione di Emanuele Fiano, in ogni caso, ha scatenato reazioni contrastanti sui social media.
Da un lato, molti utenti e sostenitori hanno lodato il suo impegno nel contrastare la legittimazione di forze di estrema destra e la diffusione di idee neofasciste in ambito culturale.
Dall'altro, non sono mancate critiche rivolte a Fiano con accuse di censura e atteggiamenti autoritari.
Quanto alla casa editrice "Passaggio al bosco" ha utilizzato i propri canali social per difendersi e accusare Fiano di voler limitare la libertà d'espressione.
L’argomento si è quindi trasformato in un terreno di scontro politico e culturale, con accuse incrociate tra censura e legittimazione di contenuti radicali.
Alcuni commentatori, poi, come era inevitabile, hanno anche ricordato a Fiano le ultime situazioni in cui si è ritrovato censurato lui. Da vittima, secondo la loro opinione, ora si trasformerebbe in carnefice.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *