Nel 2016, su incarico della difesa di Alberto Stasi - unico condannato per il delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007 - analizzò il Dna estratto dai margini ungueali della vittima, attribuendolo al ramo maschile della famiglia di Andrea Sempio, attuale indagato.
Nel chiedere l'archiviazione delle indagini aperte dopo la presentazione di un esposto da parte della madre di Stasi, l'allora procuratore di Pavia Mario Venditti definì la sua consulenza "priva di fondamento scientifico".
Pasquale Linarello, genetista, si è preso la sua rivincita professionale quando la perita nominata dalla gip Daniela Garlaschelli, Denise Albani, è arrivata, rianalizzando il materiale, alle sue stesse conclusioni. "Resta comunque un po' di amarezza", ha detto l'esperto a Tag24.
Il Dna prelevato dalle unghie di Chiara Poggi era stato definito dal perito nominato dalla Corte d'Appello durante il processo a Stasi, Francesco De Stefano, "inutilizzabile" perché "degradato". Già nel 2016, però, Linarello lo analizzò.
Arrivando agli stessi risultati dell'Albani, che, "pur con tutte le cautele del caso - spiega l'esperto - lo ha valutato come comparabile, escludendo Alberto Stasi e non escludendo Andrea Sempio o i soggetti maschi ad esso imparentati".
"Il cromosoma analizzato è l'Y, che non identifica un singolo soggetto, ma permette di restringere il campo", chiarisce ancora Linarello. Specificando poi che il "software utilizzato dalla dottoressa è riconosciuto a livello internazionale dai genetisti forensi".
Il genetista si sofferma, nell'intervista, anche sull'impronta 33, repertata all'epoca delle prime indagini sul muro delle scale che conducevano dal pianoterra alla cantina della villetta dei Poggi, dove fu rinvenuto il cadavere di Chiara.
Quell'impronta, attribuita dalla Procura al palmo destro di Andrea Sempio, per molti sarebbe "inutilizzabile" perché priva delle minuzie necessarie per arrivare a una comparazione affidabile. Non per Linarello, secondo cui si tratterebbe - tra l'altro - di una "traccia mista di sangue e sudore".
"Quando è stata acquisita, il Ris ha grattato via l'intonaco, che potrebbe aver inibito la reazione chimica necessaria ad accertare la presenza di sangue. Non significa che non ci fosse", dichiara l'esperto.
Che ci tiene poi a ricordare che "il dottor Fabbri (ex perito di Stasi, ndr) aveva chiesto che una parte dell'intonaco venisse conservata per eventuali analisi future. Oggi, invece, non è più reperibile. Almeno a quanto ne sappiamo".
"Nessuno ha mai considerato il Dna sulle unghie di Chiara come la pistola fumante - precisa Linarello - È solo un elemento del mosaico che la Procura sta componendo con indagini scientifiche e indagini classiche".
Si tratta di un "elemento ormai cristallizzato, certo, ma da solo non basta per un rinvio a giudizio. Bisognerà integrarlo ad altri accertamenti, come la Bpa (l'analisi delle tracce di sangue) e la nuova perizia medico-legale della dottoressa Cattaneo".
Sull'evoluzione del caso, Linarello resta prudente. "Se dovessero emergere degli indizi sostanziali, per Sempio si aprirerebbe la possibilità di un processo. Quanto a Stasi, parlare di revisione, sebbene non sia un avvocato, lo considero ancora prematuro", conclude.
In alto l'intervista completa al dottor Pasquale Linarello.
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