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Nel calcio italiano il dibattito tra bel gioco e risultato è infinito. Da una parte i gochisti, che difendono estetica e possesso palla, dall’altra i risultatisti, che guardano solo al tabellino. Al centro, come simbolo, c’è Massimiliano Allegri. Non più solo un allenatore, ma la filosofia incarnata del calcio pragmatico: vincere conta più che giocare bene.
Recenti partite come Milan-Como e soprattutto Cagliari Juventus dimostrano una volta di più che il calcio premia chi sa concretizzare, anche quando tutto sembra favorire il bel gioco.
Allegri non rappresenta più solo la Juventus che ha guidato o il Milan che ha allena in questo momento: è un concetto. È il calcio concreto, cinico, spietato. Non serve dominare o creare occasioni continue: conta saper sfruttare quelle che arrivano.
L’esempio lampante è il Milan contro un Como brillante: tre tiri in porta, sofferenza per 90 minuti, e alla fine tre punti in tasca. Non è spettacolo, ma vittoria efficace nel calcio moderno. Questo è ciò che Allegri ha sempre predicato: il risultato conta più del contorno.
La partita Cagliari Juventus risultato è la dimostrazione perfetta di quanto il calcio sia spietato. La Juventus di Spalletti ha dominato: 78% di possesso palla, 15 tiri, costante pressione. Numeri da manuale del calcio moderno.
Il Cagliari di Pisacane, invece, si è chiuso nella propria area, difendendo per 90 minuti e sfruttando l’unica occasione utile. Il risultato finale? Una vittoria meritata solo dal pragmatismo. Partita tattica difensiva e vincente. Tradotto cosa vuol dire in poche parole? Insegnamento duro per tutti i gochisti.
La Juventus di Spalletti incarnava tutto ciò che i gochisti amano: controllo totale, fraseggio continuo, superiorità tecnica. Eppure non è bastato. Il calcio reale non premia l’estetica: premia chi sa concretizzare e adattarsi, mostra come il risultato superi sempre la teoria, anche quando i numeri sembrano schiacciare l’avversario.
Adani e altri analisti mediatici attaccano il “risultatismo”, criticando Allegri da sempre e chi difende la vittoria come priorità. Eppure partite come Cagliari–Juventus dimostrano che il campo non dà ragione alle opinioni: premia l’efficacia.
Il Cagliari ha rinunciato al gioco, ha resistito, ha sfruttato l’unica occasione. E ha vinto. Tutti i numeri e il possesso della Juventus sono stati inutili. È una lezione chiara: il calcio premia il pragmatismo, non l’estetica.
Allegri ha sempre sostenuto una verità semplice: vincere è più importante che giocare bene. Anche quando la partita sembra persa sul piano estetico o tecnico, chi capisce il calcio sa che i punti contano più della forma.
Cagliari–Juventus conferma questo principio: non è la bellezza del gioco a decidere la stagione, ma la capacità di portare a casa il risultato.
Cagliari–Juventus è una sentenza: il calcio non è giusto, non è lineare, non è romantico. Vince chi sfrutta le occasioni e porta a casa i punti, non chi domina il pallone senza concretizzare.
Ancora una volta: Allegri ha ragione. Non perché piaccia, ma perché il risultato è l’unico giudice imparziale. Tutti gli altri devono arrendersi a questa verità inconfutabile.
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