24 Feb, 2026 - 11:30

"Il filo del ricatto - Dead Man's Wire": la vera storia del rapitore Anthony G. Kiritsis

"Il filo del ricatto - Dead Man's Wire": la vera storia del rapitore Anthony G. Kiritsis

L’8 febbraio del 1977 nella città di Indianapolis, in Indiana, si è consumato uno dei crimini più bizzarri della cronaca statunitense. Anthony G. Kiritsis, detto Tony, all’epoca era un comune cittadino di quarantadue anni, che qualche tempo prima aveva acceso un mutuo per poter comprare un terreno da edificare. La società di mutui alla quale si era rivolto apparteneva a Millard Hall ed era gestita in gran parte da suo figlio Richard. Kiritsis, in arretrato di diverse rate, si era convinto che Millard e Richard stessero per pignorargli la terra, acquistata con i fondi del prestito, per risanare il debito.

Così, intenzionato a farsi giustizia da solo, Anthony Kiritsis si recò presso gli uffici della società e rapì Richard Hall, legandogli al collo del filo di ferro collegato direttamente a un fucile a canne mozze calibro 12. Soprannominato “dead man’s line”, questo stratagemma, escogitato dal rapitore, avrebbe fatto sì che, se qualcuno avesse cercato di fermarlo o Hall avesse tentato di scappare, sarebbe immediatamente partito un colpo. A quel punto, uscirono entrambi dall’edificio e, camminando per le vie di Indianapolis, seguiti dalle forze dell’ordine, rubarono un’auto della polizia e Hall fu costretto a guidare fino all’appartamento di Kiritsis, dove passarono i successivi tre giorni. Kiritsis dichiarò inoltre di aver riempito la casa di esplosivo, pronto a farla esplodere qualora degli agenti avessero cercato di fare irruzione.

Dopo una trattativa durata circa 63 ore, durante le quali Kiritsis si mise anche in contatto con una radio locale, chiedendo di parlare con lo speaker del suo programma preferito, le autorità riuscirono a convincerlo a liberare Hall, ma solo con l’accordo di poter organizzare una conferenza stampa per parlare davanti ai media. Successivamente arrestato, al termine del processo Kiritsis fu dichiarato incapace di intendere e di volere per infermità mentale e scontò la condanna presso un ospedale psichiatrico. Ottenuta la libertà vigilata e poi il rilascio, visse lontano dalla cronaca fino al 2005, anno della sua morte. Richard Hall, benché non riportasse alcuna ferita all’epoca del reato, rimase profondamente segnato e traumatizzato da quella esperienza vissuta. Morì nel 2015.

Il rapimento, a causa delle sue modalità non convenzionali, fece molto scalpore e l’opinione pubblica si suddivise tra chi pensava che Kiritsis fosse un criminale e chi un eroe contro il capitalismo. Parte del sequestro, ai tempi, fu trasmessa in diretta al TG e negli anni a seguire rimase una notizia molto discussa e dibattuta in tv e in alcuni documentari. Lo sceneggiatore Austin Kolodney, dopo aver ascoltato la puntata di un podcast true crime che narrava la vicenda, rimanendone affascinato, ha pensato di farne un soggetto per il cinema e nel 2020 ha iniziato a scrivere la sceneggiatura de Il filo del ricatto - Dead Man's Wire.

 Per attenersi il più possibile ai fatti, Kolodney ha contattato Alan Berry e Mark Enochs, autori del documentario Dead Man’s Line (2018). In un primo momento la scelta del regista è ricaduta su Werner Herzog e su Nicolas Cage per il ruolo protagonista. Ma quando Herzog ha deciso di abbandonare il progetto, anche Cage ha rinunciato alla parte. Così Herzog in un secondo momento è stato sostituito da Gus Van Sant e Nicolas Cage dall’attore svedese Bill Skarsgård. A gennaio 2025 sono iniziate le riprese, svolte interamente a Louisville, nel Kentucky. Il film è stato poi presentato in anteprima e fuori concorso all'82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia il 2 settembre 2025 e distribuito nelle sale italiane a partire dal 19 febbraio 2026.

La pellicola si sviluppa prevalentemente all’interno di un appartamento, quello di Anthony, dove per buona parte del dramma sembra quasi che Richard, il rapito, entri in connessione emotiva col rapitore. Quelle mura domestiche, che racchiudono uno spazio abitativo modesto e malmesso, fungono da palcoscenico per una messa in scena alquanto composta nella sua follia, come se le paranoie di Kiritsis possedessero una lucidità e le sue azioni fossero giustificate e addirittura giuste. Al punto da riuscire a far percepire chiaramente il plauso della popolazione degli anni ’70, in un contesto sociale di malcontento e sfiducia nei confronti del governo, dopo la fine della guerra in Vietnam.

La tensione del film non ruota intorno a un ritmo esagitato o a una suspense tipica dei thriller, ma al delirio paranoico del protagonista, che per tutta la durata del lungometraggio si teme possa esplodere da un momento all’altro, ma che alla fine rimane sempre controllato nel suo squilibrio mentale. E in questo aspetto Skarsgård è impeccabile ed è però sicuramente più affascinante del vero Kiritsis. È talmente preciso nel risultare lucido nella pazzia che si esce dalla sala con un grande dubbio: era davvero incapace di intendere? Molto divertente la colonna sonora e assai accattivante Colman Domingo nel ruolo dello speaker radiofonico Fred Temple (nella vita vera Fred Heckman). 3,8 stelle su 5.

 

 

 

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