Partito Democratico sommerso di critiche dopo la pubblicazione sui suoi canali social di un controverso video a sostegno del “No” per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Nel post social incriminato si accosta il voto favorevole al “Sì” a posizioni riconducibili all’estrema destra.
Una presa di posizione drastica che ha acceso una miccia destinata ad allargarsi oltre i confini della campagna referendaria, suscitando già un’ondata di critiche trasversali. L’iniziativa ha aperto l’ennesima frattura nel Pd, con le riformiste Picierno e Gualmini che hanno duramente criticato l’iniziativa.
Anche costituzionalisti ed esponenti di altri partiti del centrosinistra hanno preso le distanze da una linea comunicativa giudicata divisiva e delegittimante, mentre dal centrodestra arrivano attacchi durissimi.
Ecco cosa sta succedendo e perché il video del Pd sta suscitando tante polemiche.
La campagna social lanciata nelle ultime ore dal Partito Democratico per sostenere il No al referendum costituzionale sulla giustizia ha sollevato in poche ore un vespaio di polemiche. Post e video pubblicati sul canale Instagram del partito in cui si collega in maniera esplicita il voto favorevole al Sì a posizioni di estrema destra.
A suscitare maggiore scalpore è stato il video in cui vengono riproposte le immagini del saluto romano con il braccio alzato in avanti e il presente urlato tre volte, mentre in sovrimpressione scorre il messaggio:
Nel testo che accompagna il video si legge anche:
Le critiche più severe alla campagna referendaria arrivano proprio dall’interno del Partito democratico. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, leader della corrente riformista, parla di una deriva che ferisce profondamente la storia e l’identità del partito:
Picierno rivendica la legittimità del voto referendario nel merito e annuncia la sua scelta:
Sulla stessa linea Elisabetta Gualmini, che definisce il video “il punto più basso di qualsiasi polemica politica”, chiedendosi polemicamente:
Il disagio attraversa anche l’area riformista più ampia. Luigi Marattin, segretario del Pld, attacca duramente la scelta comunicativa del Pd, accusandolo di “scimmiottare nel modo peggiore il populismo del M5S e dell’estremismo che sta uccidendo la politica italiana", ricordando come la separazione delle carriere sia stata sostenuta in passato da autorevoli esponenti della sinistra riformista.
Ancora più istituzionale, ma non meno critica, la posizione del costituzionalista Stefano Ceccanti:
Dal Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte prova a smorzare i toni ideologici:
“Il referendum non è una questione di fascismo o antifascismo”, richiamando il confronto comparato tra modelli di giustizia europei e ribadendo la centralità dell’equilibrio tra poteri.
Se il centrosinistra critica, il centrodestra affonda il colpo. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, parla senza mezzi termini di una soglia ormai superata:
L’esponente azzurro definisce “ributtante e offensivo dell’intelligenza” quello che chiama un “suprematismo etico e morale” del Pd, accusato di ricorrere a una comunicazione aggressiva per contrastare un consenso crescente a favore del Sì.
Per il centrodestra, il video non solo delegittima una parte dell’elettorato, ma dimostra anche la difficoltà del Pd nel confrontarsi sul merito della riforma.
Anche il leader di Azione Carlo Calenda interviene sulla vicenda facendo riferimento anche alla campagna sociale di Fratelli d’Italia, con un video in cui si collega chi vota no ai disordini di sabato pomeriggio a Torino durante il corteo per Askatasuna.
Scrive sui social Carlo Calenda, rilanciando i video social di Pd e FdI sul referendum.
Premesso che la separazione delle carriere dei magistrati è un istituto liberale e non fascista, premesso che fa parte degli ordinamenti giuridici di tantissime democrazie avanzate, trovo indecenti questi due video, sono infantili e rappresentano l’ultimo stadio del bi-populismo.… pic.twitter.com/qcqsNhw32k
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) February 4, 2026
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