Il 29 Gennaio 2026, il pubblico di Netflix ha visto il ritorno di una delle serie di costume più apprezzate degli ultimi anni: Bridgerton è tornata con una quarta stagione, per ora solo con i suoi primi 4 episodi, in quanto gli altri usciranno il 26 Febbraio: la decisione di separare la stagione in due parti non è una nuova strategia, per Netflix, che se ne serve per mantenere alta l’attenzione del pubblico e far crescere l’aspettativa narrativa.
La serie, ispirata ai romanzi rosa di Julia Quinn, sin dal debutto ha stabilito un record di pubblico, grazie alla combinazione di atmosfere d’epoca e fiabesche, musiche e scenografie, drammi sentimentali, intrighi amorosi e passioni. Bridgerton segue, sostanzialmente, le avventure di una famiglia dell’alta società londinese formata da 8 figli, e ogni sua stagione si concentra su uno di loro.
Questa volta, il centro della scena è Benedict Bridgerton (Luke Thompson), il secondogenito, il fratello bohémien romantico e dotato di spirito libero. Sempre festaiolo e non intenzionato a sposarsi, Benedict è colui che, più di tutti, si sente fuori posto nelle sale da ballo ma, come accaduto nelle scorse stagioni con gli altri figli, sotto l’effetto dolce e spaventoso, ma assai persuasivo, di sua madre Lady Violet Bridgerton, Benedict verrà spinto a presenziare al ballo in maschera organizzato proprio in casa sua, inaugurando la nuova stagione.
Proprio qui, Benedict si invaghisce perdutamente di “una Dama in Argento”, una figura enigmatica che cattura subito la sua attenzione, ma di cui, in seguito, non ricorderà nulla, se non le labbra, in parte gli occhi e l’istinto coraggioso. Più in là, negli episodi, lo spettatore scopre che l’interesse amoroso di Benedict è Sophie Baek (Yerin Ha) che, in realtà, è una domestica con una storia familiare difficile alle spalle, e che partecipa in incognito al ballo dei Bridgerton, per vivere, solo una volta, un’esperienza principesca.
Lo scontro e le differenze di classe, in questa stagione, si pongono al centro di tutto e, seppur sempre con leggerezza, saranno fondamentali nel comprendere tutte le possibili future implicazioni dell’amore. Allo stesso tempo, troviamo uno spirito costantemente sospeso tra fiaba irraggiungibile e realtà effettiva, concretizzato nel punto di vista di Sophie, molto vicino a quello del pubblico, e il rapporto e il confronto con la servitù, mondo a cui Sophie appartiene, diventano una delle letture chiave di un racconto in cui amore e ruolo sociale (all’epoca visto come qualcosa di fisso e invalicabile) devono trovare un punto d’incontro.
Proprio per l’appartenenza di Sophie al mondo dei domestici, in questa stagione il focus doveva per forza allargarsi ad esso: la servitù, componente fondamentale della vita aristocratica, è stata spesso relegata a semplice sfondo, nella serie, mentre ora la regia si concentra sulle sue giornate, sui suoi spazi, sulle dinamiche interne, mostrando quanto i domestici siano indispensabili per il funzionamento quotidiano delle grandi case nobiliari.
Nel corso dei quattro episodi, Benedict rincorrerà costantemente questa donna incontrata al ballo, senza accorgersi di averla già trovata in Sophie, che incontrerà nuovamente dopo l’evento per puro caso, e della quale si invaghirà. Più avanti negli episodi, si scoprirà anche che Sophie, in realtà, è la figlia illegittima di un conte di cui era la protetta, ma si ritrova a lavorare come domestica al servizio della matrigna Lady Araminta e delle sue due figlie, dopo che queste le sottraggono tutto ciò che il suo protettore le aveva lasciato.
Le origini di Sophie sono, dunque, per metà nobili (la protagonista, infatti, è molto colta), dettaglio abbastanza compromettente che si scoprirà del tutto nella seconda parte della serie. Sophie è un personaggio adorabile nella sua delicatezza e nella sua dolcezza, e rappresenta una figura femminile diversa da quelle che abbiamo conosciuto finora, ma non per questo priva di forza. Durante il ballo in maschera, Benedict converserà amabilmente in sua compagnia fino a mezzanotte, quando la ragazza sarà costretta a rientrare in casa perché la matrigna sarà di ritorno a breve.
Prima di separarsi da Benedict, però, perde qualcosa di suo, un guanto che genererà, nel giovane, il desiderio di cercarla per tutta Londra, con la speranza di coronare il suo sogno d’amore. Questa storia di un amore “impossibile” legherà i personaggi con intrecci che, in gran parte, soddisferanno le aspettative altissime del pubblico: il lieto fine, infatti, non mancherà, nonostante il viaggio per raggiungerlo sarà tortuoso.
Come sempre, la messa in scena di Bridgerton risulta lussuosa: con costumi elaborati, set dettagliati e ambientazioni accattivanti si vuole rappresentare il periodo Regency, creando un forte senso di immersione storica. A ciò si aggiungono le famose scene di ballo, accompagnate da canzoni pop attuali ma rivisitate in chiave classicheggiante. Sia dal punto di vista estetico che da quello narrativo, le atmosfere sono quelle di sempre, arricchite da maestose scenografie: grazie a questa precisa estetica ricercata, la serie garantisce sempre una certa tenuta. Il ballo in maschera con cui la stagione si apre è, inoltre, perfetto per introdurre nel mondo, talvolta misterioso, di un’aristocrazia interessata al gossip e alla vita mondana.
La quarta stagione opta anche per una narrazione più contenuta che si adatta perfettamente al temperamento del protagonista: Benedict, infatti, è un personaggio contemplativo e riflessivo, a tratti osservatore della propria storia d’amore, piuttosto che motore; ma è proprio questa sorta di “disimpegno” a renderlo più interessante e ad analizzarlo attraverso una chiave psicologica più profonda, pur lasciando che il principale punto di vista resti quello di Sophie. Bridgerton insiste anche sulla presenza della società multietnica nell’Inghilterra Regency, questa volta ampliando ulteriormente lo sguardo sulla cultura asiatica: lo sguardo “dal basso” di Sophie offre una prospettiva inedita che arricchisce l’universo narrativo della serie.
Le critiche iniziali rivelano una divisione netta tra spettatori soddisfatti e altri meno. La serie è stata elogiata per la sua estetica e per l’esplorazione di nuove dinamiche emotive, ma alcune recensioni sottolineano una sensazione di “aridità” narrativa, non all’altezza delle stagioni precedenti. Nel complesso, tuttavia, i primi quattro episodi hanno ottenuto una valutazione critica positiva, con numerosi riconoscimenti per produzione e interpretazioni, pur lasciando aperti degli interrogativi narrativi che verranno approfonditi nella seconda parte della stagione.
Ciò che è stato maggiormente elogiato sono state l’atmosfera completamente fiabesca di questa stagione e, soprattutto, la svolta più complessa della narrazione e l’approfondimento delle dinamiche di classe. Resta sicuramente molta curiosità nell’attendere i nuovi episodi, su cui, per ora, si può solo ipotizzare partendo, magari, dai libri. Tuttavia, si conferma il fascino di una serie in grado di unire romanticismo, costume e dinamiche sociali, con un tocco contemporaneo, mantenendo alta la qualità visiva, mentre si esplorano gli importanti temi di identità, desiderio e appartenenza ad un contesto storico piuttosto complesso.
A cura di Arianna Pisciarino
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