Da uomo a uomo. Anzi, da leghista a leghista. Sono le parole che Vittorio Feltri riserva a Roberto Vannacci.
Il direttore è una furia contro il Generale che ha deciso di abbandonare la Lega.
Per questo, lo accusa di essere un dilettante della politica, un autolesionista. Anzi, rischiando una querela, anche di essere un cr****o.
E quindi: Vittorio Feltri, come tutti i leghisti, ha davvero il dente avvelenato contro Vannacci. Probabilmente, il direttore, come i suoi compagni di partito (Feltri è consigliere regionale in quota Lega in Lombardia), non credeva che il Generale andasse fino in fondo, arrivasse davvero alla rottura.
Ma tant'è: per lui, ha fatto male i conti.
rivela il direttore. Il motivo è presto detto e fu meritorio:
Del resto, dopo il successo del suo libro "Il mondo al contrario", paradossalmente lanciato da Repubblica ("un capolavoro di autolesionismo progressista"), e dopo i 500 mila voti alle europee del 2024, il Generale era, per Feltri, "un personaggio che parlava alla pancia ma anche alla testa della gente comune".
Peccato che la delusione fosse dietro l'angolo:
Vittorio Feltri non vede alcun futuro per il partito di Vannacci:
Con lui, sbaglia poi la sinistra. Per il direttore, infatti, già lo incensa sperando che la sua rottura con il centrodestra risulti decisiva per la sua vittoria alle politiche del 2027, come ha messo nero su bianco Matteo Renzi
Sta di fatto che per Feltri, "la gente sopporta molte cose, ma non di essere trattata da scema".
La conclusione del direttore, quindi, è che da buon Generale in pensione, Vannacci farebbe meglio ad andare al circolo ufficiali:
Feltri ne fa una questione di coerenza:
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